Custode dell'inestimabile violino "Il Cremonese" realizzato nel 1715 da Antonio Stradivari, il Museo del Violino ha trovato la sua sede definitiva il 14 settembre 2013 all'interno del Palazzo dell'Arte di Cremona. L'edificio, progettato negli anni Trenta dall'architetto Carlo Cocchia, è stato integralmente recuperato in due anni di lavori grazie al finanziamento del mecenate Giovanni Arvedi. Le origini della collezione risalgono al 1894, quando Giovanni Battista Cerani donò al Comune i primi modelli e strumenti musicali. Il nucleo si arricchì poi con la fondamentale raccolta del conte Ignazio Alessandro Cozio di Salabue, che aveva acquisito ciò che restava del laboratorio di Stradivari; l'intera collezione fu comprata nel 1920 dal liutaio bolognese Giuseppe Fiorini e regalata alla città nel 1930. Oggi l'istituzione celebra i "saperi e saper fare liutario della tradizione cremonese", una pratica avviata nel XVI secolo con la famiglia Amati e perfezionata da maestri come Guarneri, Francesco e Vincenzo Rugeri e Bergonzi, iscritta nel 2012 nella lista del patrimonio culturale immateriale dell'UNESCO.
Cosa vedere
L'esposizione si snoda in dieci sale che documentano la storia, la tecnica e il fascino della liuteria. La Sala 1 e la Sala 2 introducono i precursori dello strumento e la bottega del liutaio, illustrando come ogni violino sia composto da oltre settanta parti in legno meticolosamente selezionate, stagionate e verniciate a mano senza l'ausilio di processi industriali. Il cuore del percorso è la Sala 5, "Lo scrigno dei tesori", che custodisce i dieci strumenti più importanti della collezione comunale e della Fondazione Walter Stauffer, spaziando dal 1556 al 1734; qui brilla il capolavoro assoluto di Stradivari, "Il Cremonese", affiancato da opere degli Amati e dei Guarneri. La Sala 6 espone i 700 reperti della donazione Fiorini, tra modelli lignei, documenti e attrezzi originari della bottega stradivariana. Il museo esplora inoltre la liuteria cremonese tra il 1777 e il 1941 (Sala 7) e raccoglie le opere vincitrici della medaglia d'oro al Concorso Triennale Internazionale dal 1976 a oggi (Sala 8). All'esterno, dietro il colonnato del palazzo, si erge "L'anima della musica", un'imponente scultura in acciaio alta quattro metri dell'artista catalano Jaume Plensa, raffigurante un uomo seduto con la pelle tatuata di spartiti musicali.
La visita
L'esperienza museale è arricchita da spazi interattivi e di ascolto: la Sala 3 permette di visionare registrazioni di celebri musicisti, mentre la Sala 10 esplora il legame tra la liuteria cremonese e il cinema con proiezioni dedicate. Il complesso è l'unico museo italiano a ospitare laboratori di ricerca universitari: l'ala sinistra del piano terra accoglie il Laboratorio di Acustica Musicale del Politecnico di Milano e il Laboratorio Arvedi di Diagnostica Non-Invasiva dell'Università di Pavia, focalizzati sullo studio vibrazionale, geometrico e materico degli strumenti storici. Fulcro delle performance è l'Auditorium Giovanni Arvedi, ricavato dall'ex salone delle adunate: un progetto acustico e architettonico firmato da Giorgio Palù, Michele Bianchi e dall'ingegnere Yasuhisa Toyota. Dispone di 464 posti e di un palcoscenico ellittico di 85 metri quadrati posto al centro della sala, ideale per le esibizioni di solisti e orchestre da camera.
Il consiglio della redazione
Prendetevi il tempo necessario per esplorare la Sala 9, "Friends of Stradivari", uno spazio dedicato a mostre temporanee che accoglie strumenti rarissimi provenienti da altre collezioni e musei internazionali, offrendo l'opportunità di ammirare pezzi unici a rotazione.