🏰 Castelli e palazzi

Castello di Melfi

📍 Melfi, Basilicata · 77/100

Il 1° settembre 1231, tra le mura di questa fortezza, Federico II di Svevia promulgò le Costituzioni di Melfi, il più importante corpus giuridico del Medioevo, che vietò il giudizio di Dio in favore della logica e sancì l'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Iniziato nel 1041 dai Normanni di Guglielmo d'Altavilla seguendo il modello vichingo delle motte e dei baileys, il Castello di Melfi è uno dei complessi fortificati meglio conservati del Meridione. Roberto il Guiscardo vi eresse il primo palazzo ducale in pietra, trasformando la rocca nel palcoscenico di ben cinque concili papali, tra cui quello del 1089 in cui Urbano II bandì la Prima Crociata, e quello del 1059 in cui papa Niccolò II riconobbe le casate Altavilla e Drengot.

Cosa vedere

L'aspetto attuale è in gran parte frutto degli ampliamenti angioini diretti dall'architetto militare Pierre d'Agincourt tra il 1277 e il 1280. Utilizzando pietrame vulcanico estratto dalla cava retrostante, completò la cinta esterna dotandola di tre torri pentagonali e tre rettangolari, oltre a una maestosa cisterna. Del nucleo normanno originario a pianta quadrata sopravvivono tre delle quattro torri angolari, oggi inglobate nel palazzo centrale. L'impronta sveva è evidente nella torre orientale, detta del Marcangione e riconoscibile per la finestra a bifora, e in quella settentrionale dei Sette Venti. Accanto a quest'ultima si trovano i resti del modesto appartamento reale voluto da Carlo II d'Angiò, dotato di servizi igienici e protetto da una botola-trabocchetto posta sul passaggio d'ingresso nord. L'ambiente fu sopraelevato con contrafforti per ospitare la vasta sala del trono. L'accesso verso la città, con il ponte sul fossato, risale invece al Cinquecento: fu aperto dal primo governatore della famiglia Doria, Marco Antonio del Carretto. Sul portone si nota ancora la lapide dedicata a sua figlia Zenobia e al marito Andrea Doria, figlio adottivo del celebre ammiraglio genovese che aveva ricevuto il feudo da Carlo V nel 1531.

La visita

Il castello, ceduto allo Stato negli anni '50 e sopravvissuto a eventi cruenti come l'Assedio di Melfi del 1528, ospita oggi il Museo Archeologico Nazionale del Melfese; la biglietteria occupa una struttura posticcia a ridosso delle torri normanne. Il percorso permette di esplorare gli spazi che furono sede dell'Archivio del Regno, dove giuristi traducevano manoscritti arabi come il De Animalibus di Avicenna. I sotterranei, che collegano la torre del Marcangione a quella dei Sette Venti, custodiscono le antiche segrete. Qui furono imprigionati il generale romano Exaugusto Boioannes, baroni ribelli, vescovi franco-tedeschi e il saraceno Othmàn di Lucera. La vocazione carceraria del castello è testimoniata dalla sala delle esecuzioni, dove gli scavi degli anni '30 hanno riportato alla luce ceppi di ferro e ossa umane.

Il consiglio della redazione

Osservate attentamente la geometria del fossato sul lato nord e l'area dell'ingresso agli appartamenti reali: l'isolamento di quest'ala, unito al sistema del trabocchetto, rivela come in epoca angioina la struttura avesse assunto una funzione difensiva rivolta non solo verso l'esterno, ma anche contro le congiure interne provenienti dalla città stessa.

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