Cosa vedere
L'architettura neorinascimentale della Galleria si sviluppa su una pianta a croce formata da due bracci ortogonali che si intersecano in un ottagono centrale. La vera prodezza ingegneristica è la monumentale copertura in ferro e vetro, realizzata grazie a una collaborazione internazionale: l'intelaiatura metallica fu prodotta e installata dall'Atelier francese Henry Joret, mentre le lastre in vetro a coste piatte furono fornite da Saint-Gobain. L'impiego di rinforzi invisibili nei muri portanti permise di evitare l'uso di tiranti a vista. Le quattro volte a botte, larghe 14,5 metri e alte 8,5, culminano nell'imponente cupola dell'ottagono, che raggiunge un diametro interno di 37,5 metri e un'altezza di 17,10 metri, dominata da una lanterna. Al suolo, il pavimento ospita i mosaici con gli stemmi delle capitali del Regno d'Italia: Milano, Torino, Firenze e Roma. Lungo i quattro piani del passaggio si affacciano le vetrine che le sono valse il soprannome di "salotto di Milano". Tra le insegne storiche spiccano il Caffè Biffi, fondato nel 1867 dal pasticciere del monarca Paolo Biffi, il ristorante Savini (nato come Caffè Gnocchi), il negozio di cappelli Borsalino del 1883 e il locale in stile Liberty Camparino. Le facciate, le statue e i mosaici portano i segni del meticoloso restauro del 2015, condotto con un gigantesco ponteggio mobile in vista di Expo.
La visita
Il passaggio pedonale è liberamente accessibile e permette di percorrere uno spazio che ha raccolto il fermento politico e sociale della città. Tra queste mura, il 25 settembre 1867, si tenne la prima manifestazione per l'arresto di Giuseppe Garibaldi a Sinalunga, e nel 1890 presero forma gli scontri operai che anticiparono i moti repressi a cannonate da Bava Beccaris. Alzando lo sguardo verso le vetrate, si osserva la struttura che sopravvisse a una devastante grandinata nel 1874 e ai pesanti bombardamenti aerei della Seconda guerra mondiale. Nei primi anni di apertura, l'illuminazione era a gas: i visitatori si radunavano per assistere al rito del "rattìn" (topolino in milanese), un marchingegno automatico a forma di piccola locomotiva che accendeva in sequenza i lumi dell'ottagono. Questo spettacolo durò fino al 1883, quando l'intero complesso passò all'energia elettrica, tecnologia che il Caffè Gnocchi aveva già adottato tre anni prima in anticipo sui tempi.
Il consiglio della redazione
Giunti sotto la cupola centrale, cercate a terra il mosaico raffigurante il toro, simbolo di Torino. La tradizione vuole che compiere tre giri su se stessi facendo perno con il tallone sugli attributi dell'animale porti fortuna. L'usura continua crea regolarmente un foro nella pavimentazione, che ha già richiesto interventi di ripristino nel 2017 e necessiterà di un ulteriore restauro programmato per il 2026.