🏛️ Piazze e centri storici

Prato della Valle

📍 Padova, Veneto · 83/100

Con una superficie di 88.620 metri quadrati, il Prato della Valle è la piazza più grande di Padova e tra le più vaste d'Europa. L'area, oggi celebre per la sua monumentale isola ellittica, ha origini antichissime: in epoca romana era il Campo di Marte o Campo Marzio, luogo di riunioni militari e crocevia delle piste paleovenete verso Ateste (Este) e Adria. Secondo gli storici ospitava il circo cittadino, il tempio della Concordia e il teatro Zairo. Le devastanti alluvioni del 589 mutarono il corso dei fiumi Brenta e Bacchiglione (l'antico Edrone), trasformando la zona in un acquitrino infestato dalle zanzare, da cui il termine "Valle" (luogo paludoso). Nel 970 il vescovo Gauslino la descrisse come desolata; un secolo dopo, con il placito del 1077, il vescovo Ulderico ne confermò la proprietà ai monaci di Santa Giustina, riservandosi l'uso del teatro romano come cava. Il nome Pratum Vallis emerge nel XII secolo per indicarne la funzione commerciale. Pur intitolata a Vittorio Emanuele II in epoca monarchica, per i padovani è sempre rimasta semplicemente "il Prato".

Cosa vedere

L'attuale assetto scenografico nacque nel 1775 su progetto del patrizio Andrea Memmo, approvato dall'architetto Domenico Cerato. Al centro si estende l'Isola Memmia, una superficie verde di circa 20.000 metri quadrati circondata da una canaletta alimentata dal canale Alicorno. Il perimetro esterno, lungo circa 572 metri, è ornato da un doppio anello di 78 statue in pietra di Vicenza (40 all'esterno, 38 all'interno), scolpite tra il 1775 e il 1883. Il piano originale ne prevedeva 88. Gli scavi idraulici preliminari, diretti da Simone Stratico, portarono alla luce i resti del teatro romano Zairo.

Sulla piazza si affacciano architetture di enorme rilievo, a partire dalla Basilica di Santa Giustina. Sorta sull'area cimiteriale dove nel 304 fu sepolta la protomartire, vide una prima chiesa nel IV secolo, seguita dalla basilica del patrizio Opilione nel VI secolo. Distrutta dal terremoto del 1117, fu ricostruita in forme romaniche nel 1123 dall'abate Benzone, fino all'attuale edificio rinascimentale iniziato nel 1498. Tra i palazzi spiccano Palazzo Angeli (costruito nel Quattrocento per il cardinale Bessarione e dimora di Andrea Memmo, oggi sede del Museo del Precinema - Collezione Minici Zotti), la neoclassica Loggia Amulea e il palazzo voluto nel 1434 dall'esiliato Palla Strozzi, che portò a Padova il Rinascimento fiorentino. Si notano inoltre Palazzo Grimani (1521, progetto di Rusconi e Contin) e Palazzo Zacco al Prà (1556-1557, di Andrea Moroni). Il Prato era circondato anche da edifici scomparsi o trasformati, come il duecentesco Maglio Carrarese, il Collegio Da Mula (1608-1821) e il Teatro Vacca (attivo dal 1636 al 1791), ricavato da uno stallone dei frati di Monteortone, dove nel 1855 nacque la poetessa Vittoria Aganoor.

La visita

Il Prato è da sempre il palcoscenico di Padova, bonificato parzialmente già nel 1310 da fra Giovanni Eremitano. Qui si svolsero le corse di cavalli del 1257 per festeggiare la caduta del tiranno Ezzelino III da Romano, la solenne processione dei "Bianchi" del 1399 e l'esposizione, durante una giostra del 1466, del gigantesco cavallo ligneo di Annibale Capodilista ispirato al Gattamelata di Donatello. Fu anche teatro di sangue, con l'assassinio del riformatore tirolese Michael Gaismair nel 1532. Nel 1636 ospitò un teatro ligneo per finte battaglie equestri, prologo della nascente opera lirica, mentre nel 1766 si tennero le prime corse delle "Padovanelle" (le antenate del trotto) e dal 1608 accolse la Fiera del Santo. Un tempo noto come "valle senza erba", dopo il degrado degli anni Novanta il Prato è stato recuperato dai cittadini. Oggi la sua pista asfaltata è usata per il pattinaggio, il prato accoglie studenti e ritrovi serali, e lo spazio fa da cornice al Festivalbar e agli spettacoli pirotecnici di Capodanno e Ferragosto.

Il consiglio della redazione

Cercate la statua dedicata ad Andrea Memmo e osservate i numeri scolpiti sui basamenti di tutte le sculture. Questa numerazione è il retaggio della geniale campagna di finanziamento di Memmo, che nel 1785 commissionò a Francesco Piranesi una celebre incisione su rame (esposta a Palazzo Venezia a Roma) per convincere nobili e notabili a sponsorizzare personalmente la decorazione del Prato.

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