Massimiliano d'Asburgo si fece costruire lo studio come il quadrato di poppa della Novara, la fregata che aveva comandato: legno scuro alle pareti, soffitto basso, la scrivania girata verso il golfo. Su quella stessa nave si imbarcò il 14 aprile 1864 per il Messico, dove lo aspettava il trono offerto da Napoleone III; tre anni dopo la Novara riportò a Trieste il suo corpo, fucilato a Querétaro nel 1867. Il castello, cominciato nel 1856 su disegno del viennese Carl Junker, era stato finito da poco e lui non lo rivide mai.
Cosa vedere
Al piano terra gli appartamenti di Massimiliano e di Carlotta del Belgio hanno ancora gli arredi originali: la camera da letto ricalca una cabina di bordo, la biblioteca è foderata di scaffali, le stanze dell'arciduchessa sono tese di seta azzurra. Al piano nobile stanno la sala del trono, i salotti cinese e giapponese e la sala dipinta da Cesare Dell'Acqua con gli episodi della vita dell'arciduca e della nascita di Miramare; fuori, sulle pietre, ricorrono l'aquila azteca e gli stemmi del secondo impero messicano. Le stanze sono state rimesse com'erano grazie al reportage fotografico che Massimiliano stesso aveva commissionato.
Il parco occupa 22 ettari di promontorio carsico che prima del cantiere era roccia nuda e sterpi. Junker e il giardiniere boemo Anton Jelinek, che aveva fatto il giro del mondo proprio sulla Novara, vi piantarono cedri del Libano e dell'Himalaya, abeti spagnoli, cipressi californiani e messicani, sequoie e ginkgo: un giardino all'inglese di sentieri storti, vasche e radure, senza viale monumentale perché non era pensato per il pubblico. Restano le serre, il laghetto dei cigni con la Casa svizzera, i ruderi della cappella di San Canciano e il castelletto, la palazzina dove i due sposi abitarono durante i lavori e dove Carlotta fu rinchiusa quando cominciò a dare segni di squilibrio. Dal 1930 al 1937 ci visse il duca Amedeo d'Aosta, che sostituì le insegne imperiali con le croci sabaude; poi vennero le truppe di occupazione e gli americani lasciarono Miramare solo nel 1954.
La visita
Il castello sta sei chilometri a nord della stazione centrale, sul promontorio di Grignano: ci arrivano gli autobus dal centro, i treni fermano a Miramare e nella bella stagione c'è il battello dalle Rive; il parcheggio interno ha pochi posti e va messo in conto. Il parco apre alle otto del mattino, il castello alle nove: per le stanze basta un'ora, per il parco ne serve almeno un'altra. Le sale sono strette e nei fine settimana d'estate si procede in fila indiana, quindi meglio la mattina presto o l'ultimo ingresso del pomeriggio.
Il consiglio della redazione
Arriviamo alle otto, quando aprono i cancelli del parco, e teniamo il castello per dopo: un'ora di viali vuoti, con il mare che compare in fondo a ogni scalinata e i cedri ancora bagnati dalla notte, è la parte che resta in mente. Poi scendiamo alla terrazza a filo d'acqua davanti al castello e guardiamolo da lì, dalla parte del mare: è il punto di vista per cui è stato costruito. Chi ha tempo torni verso il tramonto, quando la pietra bianca vira all'arancione e il golfo si svuota delle barche.










