Nella notte fra il 14 e il 15 marzo 1962 il mercantile Potho, varato nel 1916, lungo 89,2 metri e con ventuno uomini a bordo, fu trascinato dalla corrente contro i due faraglioni che chiudono questa baia e si spezzò in due tronconi. Undici si salvarono. Il relitto è rimasto dov'era, a meno di quattordici metri di profondità: caldaie, verricelli, un albero e la grande elica, che oggi i subacquei raggiungono in pochi minuti dalla riva.
Cosa vedere
I due faraglioni gemelli che danno il nome alla spiaggia escono dall'acqua a poca distanza l'uno dall'altro e, visti dal largo, sembrano due monache inginocchiate: da lì «le due sorelle». L'arenile si chiama anche spiaggia delle Velare ed è fatto di ghiaia e di sassolini bianchi che si continuano a vedere sotto il pelo dell'acqua, serrato contro la falesia del Conero da speroni di roccia. Non ci sono bar, docce né ombrelloni: la scelta è stata di lasciarla allo stato naturale, come la vicina costa dei Sassi Neri.
Verso nord prosegue la spiaggia dei Lavori, ciottoli e massi levigati dal mare rimasti dalla cava di pietra chiusa all'inizio degli anni Sessanta. La baia è area floristica protetta in forza di una legge regionale del 1976 e sta dentro il parco del Conero, istituito nel 1987 su 6.011 ettari: sulla parete nidificano il falco pellegrino, il rondone alpino e la poiana, e la macchia è di leccio, lentisco e corbezzolo, l'albero che ha dato il nome alla montagna. Nel 2011 le Poste hanno dedicato alla spiaggia un francobollo, tirato in edizione limitata e persino in lamina d'argento.
La visita
Ci si arriva solo dal mare. Il sentiero del Passo del Lupo, che scendeva dall'alto ed era già classificato di difficoltà elevata, è interdetto; restano i battelli in servizio nella bella stagione, il gommone e la canoa per chi ha braccia allenate. I passaggi viaggiano con orari fissi di andata e ritorno, quindi la sosta dura quanto decide il battello, in genere due o tre ore. Non essendoci servizi si porta tutto: acqua, cappello, qualcosa da mangiare, e si riportano indietro i rifiuti. Meglio scarpe che tengano, perché i sassi sono tondi e scivolano.
Il consiglio della redazione
Prendiamo il primo passaggio del mattino, quando l'acqua è ferma e la baia è ancora in ombra: la parete del Conero si accende più tardi, e sott'acqua la differenza si vede. Chi ha maschera e pinne nuoti fino alla base dei faraglioni, dove il fondale cade di colpo e l'acqua resta chiara. E se il mare è mosso il giro salta: teniamoci un secondo giorno di riserva invece di forzare, perché con il sentiero chiuso da terra non esiste alternativa.






