⛪ Chiese e santuari

Sacra di San Michele

📍 Sant'Ambrogio di Torino, Piemonte · 84/100

A 960 metri di altitudine, affacciata sul confine tra le Alpi Cozie e la Pianura Padana, la Sacra di San Michele domina l'imbocco della val di Susa. Questo imponente complesso architettonico, eretto sulla vetta del monte Pirchiriano, è il monumento simbolo del Piemonte e la prima tappa italiana della via Francigena, celebre per aver ispirato il romanzo storico di Umberto Eco Il nome della rosa. L'area ospitò in epoca romana un presidio militare a guardia della via Cozia, come testimonia la lapide del I secolo della famiglia di Surio Clemente, e successivamente un castrum longobardo per arginare le invasioni dei Franchi. La fondazione dell'abbazia si colloca tra il 966 e il 1003 per opera di san Giovanni Vincenzo, ex arcivescovo di Ravenna ritiratosi a vita eremitica. Secondo la tradizione, l'arcangelo Michele gli ordinò di erigere il santuario, che fu poi ampliato grazie all'intervento del nobile francese Ugone di Montboissier per espiare i propri peccati. Dopo il periodo di massimo splendore benedettino vissuto tra il XII e il XV secolo e la soppressione nel 1622 per mano di papa Gregorio XV, il complesso rimase in abbandono fino al 1835, quando fu affidato ai padri rosminiani dal re Carlo Alberto.

Cosa vedere

L'architettura del complesso fonde lo stile romanico di stampo normanno con elementi gotici. L'accesso principale avviene superando il massiccio basamento alto 26 metri, voluto dall'abate Ermengardo tra il 1099 e il 1131, per immettersi nello Scalone dei Morti. Questa ripida scalinata di 243 gradini è fiancheggiata da nicchie e tombe che, fino a tempi recenti, esponevano gli scheletri dei monaci. Alla sua sommità si apre la Porta dello Zodiaco, capolavoro scultoreo del XII secolo realizzato da Niccolò e Pietro da Lione: gli stipiti in marmo sono decorati con i segni zodiacali, concepiti come un memento mori e influenzati dal linearismo della scuola di Tolosa. Un portale romanico in pietra grigia e verde dell'XI secolo introduce alla chiesa "Nuova", nata dai progetti di Guglielmo da Volpiano elaborati tra il 1015 e il 1030. L'interno, a tre navate, ospita sulla parete sinistra un grande affresco dell'Annunciazione datato 1505, mentre nel Coro Vecchio si trova un trittico di Defendente Ferrari. Un elemento del tutto singolare è la presenza della nuda roccia del monte Pirchiriano, la cui vetta funge da colonna portante all'interno dell'edificio, segnalata da una targa con i versi del poeta rosminiano Clemente Rebora: "culmine vertiginosamente santo". Al di sotto, la cripta conserva l'originario sacello di fine X secolo, caratterizzato da nicchie e colonnine di chiara influenza bizantina. All'esterno si estendono i ruderi del Monastero Nuovo a nord: un tempo alto cinque piani, fu devastato dalle truppe del generale francese Nicolas de Catinat nel 1629 e durante l'assedio di Torino del 1706. Qui spicca isolata la Torre della Bell'Alda, legata alla leggenda della fanciulla che, gettatasi per sfuggire a soldati di ventura, fu salvata dagli angeli, ma morì ritentando il volo per vanità. Poco distante si individuano i resti a pianta ottagonale del Sepolcro dei Monaci, probabile riproduzione del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

La visita

Il percorso di visita comprende l'interno della chiesa, la cripta, le rovine esterne e gli spazi del museo, che nel 2016 ha registrato oltre 100.000 ingressi. Un incendio divampato sul tetto del Monastero Vecchio nella notte del 24 gennaio 2018 ha richiesto importanti e complessi restauri, ma la parte architettonicamente più rilevante del complesso è rimasta illesa ed è regolarmente aperta al pubblico.

Il consiglio della redazione

Cercate il punto esatto all'interno della chiesa in cui la roccia viva della montagna emerge dal pavimento per integrarsi nella struttura portante: è il dettaglio che rende più evidente l'incredibile sfida ingegneristica affrontata dai costruttori medievali.

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