🏺 Siti archeologici

Tempio di Giove Anxur

📍 Terracina, Lazio · 78/100

Edificato agli inizi del I secolo a.C. in epoca sillana, il Tempio di Giove Anxur sorge a 227 metri sul livello del mare sulla sommità del monte Sant'Angelo, l'antico mons Neptunius dei Romani. Il santuario domina l'ultima propaggine dei monti Ausoni fino al mar Tirreno, chiudendo a sud la pianura pontina. L'area poggia sulle pendici dove anticamente sorgeva il centro volsco di Anxur, conquistato dai Romani alla fine del V secolo a.C. e divenuto colonia nel 329 a.C. Questa monumentale ricostruzione, indagata sistematicamente solo a partire dagli scavi di Pio Capponi nel 1894 e di Luigi Borsari nel 1896, prese il posto di precedenti terrazzamenti in opera poligonale costruiti dopo che, nel 312 a.C., la via Appia aveva aggirato il monte. Il complesso unisce architettura religiosa e ingegneria militare, fungendo anche da campo per il controllo della viabilità consolare.

Cosa vedere

L'area archeologica si articola su tre terrazzamenti. La terrazza superiore ospitava il "campo trincerato" militare, difeso da una cinta muraria con nove torri circolari che collegava il santuario all'acropoli. Qui si trovavano un portico su tre lati, un camminamento di ronda, cisterne interconnesse e un tempietto in antis all'angolo sud-ovest. Scendendo alla terrazza mediana, la fondazione si impone con una scenografica sostruzione in opera incerta: dodici arcate conducono ad altrettanti ambienti con volta a botte, uniti da alti passaggi arcuati e aperti su un criptoportico largo 3,50 metri, anch'esso voltato e intonacato. Sopra questa imponente piattaforma sorgeva il grande tempio (18,70 × 32,58 metri), innalzato su un podio con dodici gradini frontali. Il pronao presentava sei colonne corinzie in calcare sulla fronte e quattro sui lati, mentre la cella quasi quadrata (14,10 × 13,60 metri) conserva le tracce di sei semicolonne laterali in muratura stuccata e un mosaico pavimentale a tessere bianche con fascia nera. A ovest del tempio si scorge il santuario oracolare, incentrato su una roccia naturale forata circondata da un basamento in opera incerta che un tempo sosteneva un'edicola con colonnine in laterizio e capitelli ionici in travertino. Infine, la terrazza occidentale del "piccolo tempio" rivela nove ambienti aperti con arcate allungate, decorati con preziosi affreschi in primo stile pompeiano databili al secondo secolo a.C.

La visita

Esplorare il sito significa attraversare secoli di riutilizzi. Dopo gli incendi post-romani, i resti divennero noti nel Medioevo come "palazzo di Teodorico". Nell'area del piccolo tempio si insediò un monastero benedettino dedicato a San Michele Arcangelo, da cui il colle ha preso il nome moderno. Un corridoio di sostruzione fu trasformato in chiesa nell'Alto Medioevo, conservando ancora oggi affreschi del IX secolo. Durante il percorso, emerge il complesso dibattito sull'identità del culto: sebbene la tradizione citi Iuppiter Anxur, i ritrovamenti nella fossa oracolare di colombe in pasta vitrea e iscrizioni votive suggeriscono una devozione a Venus Obsequens, protettrice di Silla. Il santuario minore originario, invece, era verosimilmente dedicato alla dea volsca Feronia.

Il consiglio della redazione

Prestate attenzione all'ambiente retrostante il lungo criptoportico della terrazza mediana. Qui si apre una profonda grotta naturale, successivamente regolarizzata dai Romani: secondo gli archeologi era direttamente collegata alla roccia isolata del santuario oracolare posto al livello superiore, per permettere al "soffio" di aria di arrivare all'esterno durante i riti.

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