L'11 agosto 1480, tre giorni prima della decapitazione di ottocento cittadini sul Colle della Minerva, le truppe ottomane espugnarono Otranto e irruppero in questa chiesa, sterminando il clero e i civili che vi avevano cercato rifugio. Oggi, la Cattedrale di Santa Maria Annunziata, elevata a basilica minore nel 1945 da papa Pio XII, custodisce la memoria di quell'assedio. Fondata nel 1068 dal vescovo normanno Guglielmo sui resti di un villaggio messapico, di una domus romana e di un tempio paleocristiano, fu consacrata il 1º agosto 1088 dal legato pontificio Roffredo, arcivescovo di Benevento, sotto papa Urbano II. L'edificio è una sintesi di elementi bizantini, paleocristiani e romanici, modificata nei secoli successivi dopo essere stata trasformata temporaneamente in moschea.
Cosa vedere
La facciata a salienti mostra i segni della ricostruzione voluta da Alfonso duca di Calabria dopo la liberazione del 1481, con l'inserimento di un grande rosone a sedici raggi dai fini trafori di gusto gotico-arabo. Il portale principale barocco, aggiunto nel 1674, presenta mezze colonne scanalate e un architrave con lo stemma dell'arcivescovo Gabriel Adarzo de Santander retto da due angeli. Sul lato sinistro si nota un portale minore tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo, realizzato da Nicolò Fernando con la figura scolpita del committente, l'arcivescovo Serafino da Squillace. L'interno, lungo 54 metri e largo 25, è diviso in tre navate da dodici archi sorretti da quattordici colonne di granito con capitelli tutti diversi (il complesso poggia in totale su 42 colonne monolitiche di provenienza ignota). Il presbiterio ospita l'altare maggiore con un paliotto d'argento settecentesco raffigurante l'Annunciazione, sovrastato dall'arco trionfale e dal soffitto a lacunari lignei neri, bianchi e dorati voluti dall'arcivescovo Francesco Maria De Aste nel 1693 e 1698. Le navate laterali, coperte da un soffitto a tavole dipinte del 1827 (opera dell'arcivescovo Andrea Mansi), ospitano sei altari: Resurrezione, San Domenico e Assunta a destra; Pentecoste, Visitazione e Sant'Antonio da Padova a sinistra. Qui si trovano anche il battistero barocco di Michele Orsi, il sepolcro di Francesco Maria de Aste (1719) e il mausoleo di Gaetano Cosso (1655). Al termine della navata destra si apre la Cappella dei Martiri, ricostruita nel 1711 a spese pubbliche su ordine originario di Ferdinando I di Napoli. Sette grandi armadi a vetri custodiscono le ossa degli ottocento martiri di Otranto, mentre dietro l'altare marmoreo è conservato il "sasso del martirio" su cui avvennero le decapitazioni. Ai lati dell'ingresso, piccoli armadietti contengono resti organici conservati senza trattamenti. L'intera superficie calpestabile è coperta da un monumentale mosaico pavimentale (1163-1165) commissionato dall'arcivescovo Gionata e realizzato dal monaco basiliano Pantaleone del monastero di San Nicola di Casole. Disposto attorno all'Albero della vita, illustra scene dall'Antico Testamento, dai bestiari medievali e dal Romanzo di Alessandro, inclusa l'ascensione di Alessandro Magno trainato da due grifoni, allegoria della superbia. Sotto l'abside e il presbiterio si estende la cripta dell'XI secolo, una miniatura della Moschea di Cordova con tre absidi semicircolari, quarantotto campate e oltre settanta sostegni di reimpiego. All'esterno svetta la torre campanaria quadrata del XII secolo, costruita in carparo e calcare bianco, un tempo base di una struttura di avvistamento. Completano il patrimonio due organi: il Ruffatti del 1960 nel transetto sinistro e il pregevole organo Kircher (1722-1752) nel transetto destro, con cassa in legno intagliato, tastiera a 47 note e pedaliera a 9 note.
La visita
L'esplorazione del complesso permette di percorrere per intero la navata osservando da vicino l'intricato mosaico pavimentale. Si può accedere liberamente alla Cappella dei Martiri, dove le reliquie e il ceppo della decapitazione sono esposti alla devozione pubblica, e scendere nella cripta dell'XI secolo per esaminare la selva di colonne romane e altomedievali e i resti degli affreschi databili tra il Medioevo e il Cinquecento.
Il consiglio della redazione
Nella navata sinistra, cercate l'affresco parietale di origine bizantina che raffigura la Madonna col Bambino. È una delle pochissime testimonianze pittoriche del XIII secolo sopravvissute all'occupazione turca del 1480: le truppe ottomane distrussero tutti gli altri affreschi trasformando la cattedrale in moschea, ma risparmiarono questa immagine poiché la figura di Maria è riconosciuta e rispettata anche dall'Islam.