Il 13 novembre 1290, papa Niccolò IV posò la prima pietra di quello che sarebbe diventato uno dei vertici dell'architettura gotica in Italia. L'edificio fu voluto da papa Urbano IV per custodire il Corporale del miracolo di Bolsena, il lino macchiato dal sangue di un'ostia nel 1263, e andò a sostituire le preesistenti chiese di Santa Maria e San Costanzo sulla sommità della rupe vulcanica che ospita la città. Elevata a basilica minore nel gennaio 1889 da Leone XIII, la cattedrale è oggi sede episcopale della diocesi di Orvieto-Todi.
Cosa vedere
I fianchi esterni alternano filari di travertino bianco locale e basalto grigio-azzurro, introducendo alla celebre facciata tricuspidata dorata. Iniziata in stile romanico da fra Bevignate e proseguita in forme gotiche da Giovanni di Uguccione, la facciata trovò la sua impostazione definitiva grazie al capomastro Lorenzo Maitani a partire dal 1309. Maitani progettò i quattro contrafforti a fasci e realizzò i bassorilievi sui piloni esterni, raffiguranti la Genesi e il Giudizio Finale. I piloni centrali, opera di altri maestri, illustrano l'Albero di Iesse e le storie del Nuovo Testamento. Più in alto spiccano le statue in bronzo dei simboli degli Evangelisti e il rosone di Andrea di Cione, detto l'Orcagna (1354-1380), un raro poligono a 22 lati con 52 teste scolpite nella cornice e il volto di Cristo al centro. Nei pennacchi si trovano i mosaici dei Dottori della Chiesa realizzati da Piero di Puccio (1388). Le edicole laterali e quelle superiori, modificate con elementi rinascimentali da Antonio Federighi tra il 1451 e il 1456, ospitano 24 statue di profeti e apostoli. I mosaici dei frontoni, raffiguranti la vita della Vergine, furono più volte rifatti fino a seguire i disegni cinquecenteschi di Cesare Nebbia e quelli settecenteschi di Giuseppe Ottaviani. L'accesso avviene tramite tre porte in bronzo modellate da Emilio Greco nel 1970 con le opere di misericordia, sormontate da una scultura della Madonna con Bambino di Andrea Pisano (1347). Le guglie della facciata furono completate solo a fine Cinquecento da Ippolito Scalza e Michele Sanmicheli.
L'interno, a croce latina con sei campate e due navate laterali, riprende l'alternanza di travertino e basalto fino a 1,5 metri di altezza. Sulla sinistra si incontra il grande fonte battesimale in marmo iniziato nel 1390 da Luca di Giovanni e completato nel 1407 da Sano di Matteo. Poco oltre emerge la Maestà di Gentile da Fabriano (1425), unico affresco scampato al rinnovamento controriformista tardo-cinquecentesco guidato da Girolamo Muziano. Il transetto, voltato in pietra tra il 1335 e il 1338, ospita la Cappella del Corporale (1350-1356) e la Cappella di San Brizio (1408-1444). Nel novembre 2019, dodici statue degli Apostoli e quattro dei Santi protettori (scolpite tra il 1556 e il 1722) sono state ricollocate nella navata, annullando le rimozioni attuate tra il 1877 e il 1888 dagli ingegneri Carlo Franci, Paolo Zampi e Luigi Fumi.
La visita
L'accesso alle ampie navate permette di apprezzare un ingegnoso sistema di controllo della temperatura: la parte inferiore delle finestre è chiusa da lastre di alabastro che mantengono l'ambiente fresco, mentre la parte superiore ospita vetrate neogotiche realizzate da Francesco Moretti tra il 1886 e il 1891. Il tetto a capriate lignee fu decorato originariamente da Pietro di Lello e Vanuzzo di Mastro Pierno negli anni Venti del Trecento. All'esterno, il campanile rintocca con cinque campane di epoca rinascimentale, tutte intonate in Mi bemolle.
Il consiglio della redazione
Soffermatevi sulla complessa geometria del rosone dell'Orcagna: la scelta di un poligono a 22 lati rappresenta un'assoluta anomalia geometrica nell'architettura gotica, calcolata con complesse tecniche statistiche per incastrarsi perfettamente e in totale simmetria tra i mosaici e le nicchie di profeti e apostoli.