Sulla cresta delle tre torri corre una linea tracciata nel 1752 dal Trattato di Rovereto fra Maria Teresa d'Austria e il doge Francesco Loredan: divideva il Sacro Romano Impero dalla Repubblica di Venezia e cade a piombo, esattamente sopra le vette. Oggi separa Dobbiaco da Auronzo di Cadore e il tedesco dall'italiano; fino al 1919 è stata confine di Stato con l'Austria-Ungheria, e fra il 1915 e il 1917 qui passava il fronte. Trincee, gallerie e baraccamenti sono ancora visibili sul massiccio e sul vicino monte Paterno.
Cosa vedere
Le tre vette portano nomi che dicono solo la statura: la Grande, al centro, è la più alta con i suoi 2.999 m, la Ovest arriva a 2.973 m, la Piccola si ferma a 2.857 m. La parete nord della Grande è una delle grandi nord delle Alpi, in parte strapiombante, per decenni ritenuta impossibile: la salì nel 1933 il triestino Emilio Comici con gli ampezzani Giuseppe e Angelo Dimai, dopo tre giorni e due notti di scalata. Pochi mesi più tardi lo stesso Comici tracciò lo Spigolo Giallo sul versante sud della Cima Piccola. Le vie normali sono molto più antiche: Paul Grohmann toccò la vetta della Grande il 21 agosto 1869 con le guide Franz Innerkofler e Peter Salcher, la Ovest cadde esattamente dieci anni dopo, il 21 agosto 1879, con Michel Innerkofler, e la Piccola il 25 luglio 1881 con Michel e Hans Innerkofler.
Il profilo cambia moltissimo a seconda del punto di vista. Da sud, al Rifugio Auronzo, si guardano i versanti meridionali che si specchiano nel lago di Misurina; da nord, al Rifugio Locatelli, si ha davanti il fronte compatto delle tre pareti, l'immagine più riprodotta delle Dolomiti; dalla val di Landro le cime si allineano di taglio e sembrano quasi una sola. L'altopiano ai loro piedi funziona da spartiacque: la Rienza nasce qui e finisce in Adriatico, mentre i rigagnoli che scendono verso nord-est raggiungono la Drava, poi il Danubio e il mar Nero. L'area a nord del gruppo, nel Parco naturale Tre Cime, è patrimonio UNESCO dal 2009.
La visita
Il punto di partenza è il Rifugio Auronzo (2.320 m), al termine della strada a pedaggio che sale da Misurina: i posti auto sono pochi e nelle giornate d'agosto finiscono presto, per questo conviene la navetta di Dolomiti Bus da Misurina, oppure le corse da Cortina, Auronzo e Calalzo di Cadore e quelle da Dobbiaco. Dal rifugio parte il giro del massiccio, un sentiero largo e senza difficoltà tecniche: un chilometro a est c'è il Rifugio Lavaredo (2.325 m), poi si sale alla Forcella Lavaredo (2.454 m) e si prosegue fino al Rifugio Locatelli (2.438 m), sotto le pareti nord. Chi preferisce salire a piedi dal fondovalle ha molte alternative, dal lago di Landro lungo la valle della Rienza, dalla val Fiscalina, dalla val Campo di Dentro, ma sono mezze giornate di cammino.
Il consiglio della redazione
Consigliamo di partire presto e di girare in senso antiorario, verso il Rifugio Lavaredo: a metà mattina la strada a pedaggio è già satura, e le pareti nord prendono luce solo nel pomeriggio, quando il sole passa a ovest e stacca le tre torri dallo sfondo. Portate una giacca vera anche in agosto: il gruppo è protetto dalle catene circostanti, ma al passaggio dei fronti freddi nebbia, vento e neve arrivano in poche ore. E sul tratto fra la Forcella Lavaredo e il monte Paterno fermatevi davanti alla lapide costruita con le pale dell'elicottero dell'Esercito caduto il 9 luglio 1974: ricorda che queste non sono montagne addomesticate.




