Cosa vedere
L'architettura del trullo, edificata dal trullaro o caseddaro, si basa su una pianta approssimativamente circolare o quadrata. Le pareti esterne, con un'inclinazione del 3-5% e un'altezza di base tra 1,60 e 2 metri, poggiano direttamente sulla roccia calcarea. La struttura a secco, priva di malta, fu imposta nel XVII secolo da Giangirolamo II Acquaviva d'Aragona, il "Guercio di Puglia" (arrestato a Madrid nel 1648 da Filippo IV). Questo stratagemma permetteva di demolire rapidamente le case in caso di ispezione del viceré spagnolo, eludendo la Pragmatica de Baronibus che tassava i nuovi insediamenti. La copertura a pseudo-cupola non richiede centinatura: un anello interno di spesse lastre calcaree (chianche) è rivestito esternamente da lastre più sottili e inclinate (chiancarelle). Al vertice spicca il pinnacolo in arenaria lavorata a mano (a disco, sfera, cono, scodella o poliedro), vera e propria firma del costruttore. Sul cono si scorgono spesso simboli dipinti a calce: cuori trafitti dedicati a Santa Maria Addolorata o le lettere S, C, S, D, iniziali dei santi Cosma e Damiano, titolari della basilica locale (sebbene i simboli di via Monte Pertica o dell'Hotel dei Trulli risalgano rispettivamente alla fine del Novecento e agli anni Cinquanta). All'interno, gli ambienti si sviluppano per gemmazione attorno al vano centrale, intonacato a calce. Si notano le alcove ricavate nello spessore murario, un tempo separate da tende per farvi dormire i bambini, e i grandi camini con canna fumaria nascosta nella muratura.
La visita
L'esplorazione permette di comprendere l'ingegnoso adattamento a un territorio privo di corsi d'acqua superficiali. Ogni costruzione iniziava con lo scavo di una cisterna sotterranea per la raccolta idrica, la cui volta a botte spesso fungeva da pavimento della casa; le pietre estratte venivano impiegate per innalzare l'edificio. Mentre nelle campagne i trulli venivano raggruppati fino a cinque o in ampie aie, ad Alberobello gli atti notarili dell'Ottocento testimoniano che i raggruppamenti urbani non superavano i due trulli. L'età dell'oro di queste costruzioni coincise con lo sviluppo vitivinicolo dell'Ottocento, per poi subire un arresto nel Novecento a causa dei proibitivi costi di manodopera.
Il consiglio della redazione
Prestate attenzione al grande focolare o cercate di immaginare il braciere centrale (brasero), un cui esemplare è visibile oggi al Museo del Territorio. Durante l'inverno gli abitanti lasciavano le porte aperte di giorno per mitigare l'umidità e il freddo intrappolati dalle spesse pareti di 2,70 metri. Il Trullo Sovrano rivela l'essenza storica di un insediamento che raggiunse i 3.200 abitanti prima di essere liberato dal giogo feudale da re Ferdinando IV di Napoli nel 1797 e dichiarato monumento nazionale il 23 settembre 1910.