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Trullo Sovrano

📍 Alberobello, Puglia · 78/100

Con uno spessore murario da record che raggiunge i 2,70 metri, il Trullo Sovrano rappresenta la massima espressione architettonica di Alberobello. Insieme agli altri 1.500 trulli dell'agglomerato urbano, dal 6 dicembre 1996 è Patrimonio mondiale dell'umanità UNESCO. Il termine "trullo" deriva dal greco antico τροῦλλος (cupola) ed è entrato nell'uso ufficiale solo nel 1930, durante il ventennio fascista, sostituendo il vocabolo dialettale casedda. Nonostante la forma richiami la thòlos micenea del Tesoro di Atreo (1500-1250 a.C.), gli esemplari più antichi risalgono alla fine del XVII secolo. L'area, originariamente una selva sull'altopiano carsico delle Murge, fu un feudo dei Caracciolo di Martina Franca fino al 1481 e passò poi agli Acquaviva di Conversano.

Cosa vedere

L'architettura del trullo, edificata dal trullaro o caseddaro, si basa su una pianta approssimativamente circolare o quadrata. Le pareti esterne, con un'inclinazione del 3-5% e un'altezza di base tra 1,60 e 2 metri, poggiano direttamente sulla roccia calcarea. La struttura a secco, priva di malta, fu imposta nel XVII secolo da Giangirolamo II Acquaviva d'Aragona, il "Guercio di Puglia" (arrestato a Madrid nel 1648 da Filippo IV). Questo stratagemma permetteva di demolire rapidamente le case in caso di ispezione del viceré spagnolo, eludendo la Pragmatica de Baronibus che tassava i nuovi insediamenti. La copertura a pseudo-cupola non richiede centinatura: un anello interno di spesse lastre calcaree (chianche) è rivestito esternamente da lastre più sottili e inclinate (chiancarelle). Al vertice spicca il pinnacolo in arenaria lavorata a mano (a disco, sfera, cono, scodella o poliedro), vera e propria firma del costruttore. Sul cono si scorgono spesso simboli dipinti a calce: cuori trafitti dedicati a Santa Maria Addolorata o le lettere S, C, S, D, iniziali dei santi Cosma e Damiano, titolari della basilica locale (sebbene i simboli di via Monte Pertica o dell'Hotel dei Trulli risalgano rispettivamente alla fine del Novecento e agli anni Cinquanta). All'interno, gli ambienti si sviluppano per gemmazione attorno al vano centrale, intonacato a calce. Si notano le alcove ricavate nello spessore murario, un tempo separate da tende per farvi dormire i bambini, e i grandi camini con canna fumaria nascosta nella muratura.

La visita

L'esplorazione permette di comprendere l'ingegnoso adattamento a un territorio privo di corsi d'acqua superficiali. Ogni costruzione iniziava con lo scavo di una cisterna sotterranea per la raccolta idrica, la cui volta a botte spesso fungeva da pavimento della casa; le pietre estratte venivano impiegate per innalzare l'edificio. Mentre nelle campagne i trulli venivano raggruppati fino a cinque o in ampie aie, ad Alberobello gli atti notarili dell'Ottocento testimoniano che i raggruppamenti urbani non superavano i due trulli. L'età dell'oro di queste costruzioni coincise con lo sviluppo vitivinicolo dell'Ottocento, per poi subire un arresto nel Novecento a causa dei proibitivi costi di manodopera.

Il consiglio della redazione

Prestate attenzione al grande focolare o cercate di immaginare il braciere centrale (brasero), un cui esemplare è visibile oggi al Museo del Territorio. Durante l'inverno gli abitanti lasciavano le porte aperte di giorno per mitigare l'umidità e il freddo intrappolati dalle spesse pareti di 2,70 metri. Il Trullo Sovrano rivela l'essenza storica di un insediamento che raggiunse i 3.200 abitanti prima di essere liberato dal giogo feudale da re Ferdinando IV di Napoli nel 1797 e dichiarato monumento nazionale il 23 settembre 1910.

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