Nel Seicento la peste risalì la Puglia e risparmiò Ostuni. Il merito, raccontano le cronache, fu della calce: qui si usava imbiancare le case perché la calce disinfetta, e quell'abitudine sanitaria è diventata l'aspetto stesso della città. In realtà l'imbiancatura è attestata già nel Medioevo, per una ragione più prosaica: nei vicoli stretti del borgo la calce riflette la luce e rende abitabili stanze che altrimenti resterebbero al buio. Il risultato si vede da chilometri di distanza, un centro storico bianco appoggiato su un colle a 218 metri sul livello del mare, sopra un mare di ulivi, e ha prodotto due soprannomi: Città Bianca e Città Presepe.
Cosa vedere
In cima al colle sta la concattedrale, iniziata nel 1435 e finita intorno al 1495, con la facciata tardogotica divisa da lesene e aperta da tre portali ogivali. Il rosone centrale, a ventiquattro raggi, è il più grande d'Italia e il secondo d'Europa: vale la salita da solo. L'interno fu rifatto in forme settecentesche, e l'archivio capitolare conserva oltre duecento pergamene a partire dal 1137. Sulla piazzetta davanti si affaccia il Palazzo Vescovile del Settecento, collegato al vecchio seminario dall'arco Scoppa, che chiude la prospettiva come una quinta di teatro.
Del castello dei conti di Lecce restano una torretta e il Giardino Zurlo: il resto fu demolito nel 1559 per fare posto all'episcopio. Più in basso, fuori dalle mura aragonesi con i loro torrioni circolari, sopravvivono due delle quattro porte originarie, Porta Nova e Porta San Demetrio. Piazza della Libertà è il salotto moderno, con il municipio ricavato dal convento dei Francescani e la guglia di Sant'Oronzo: 20,75 metri di decorazione barocca innalzati nel 1771 dallo scultore Giuseppe Greco per ringraziare il santo della peste mancata. Nell'ex convento delle Monacelle il museo espone il calco della sepoltura più celebre della preistoria italiana, la «donna di Ostuni», ventenne e prossima al parto, trovata nel 1991 con il capo coperto da centinaia di piccole conchiglie e morta circa 28.000 anni fa.
La visita
Il centro storico è un labirinto di vicoli, scalinate, archi e sottopassi disposti ad anelli attorno alla collina: qualunque strada in salita porta prima o poi alla cattedrale, quindi conviene perdersi senza mappa e tenere scarpe serie, perché la pendenza è vera e il basolato è liscio. Si entra a piedi dalle porte medievali, si esce dall'altra parte e si fa il giro esterno delle mura per capire la forma della città. Due ore bastano per l'anello e la cattedrale; con il museo delle Monacelle si arriva a mezza giornata. Un avvertimento: d'estate Ostuni si gonfia fino a circa 200.000 presenze e i vicoli si percorrono in fila indiana, mentre d'inverno il bianco resta e la folla no.
Il consiglio della redazione
Noi saliamo un'ora prima del tramonto e facciamo il giro esterno, lungo la strada panoramica sotto le mura. Con il sole basso la calce smette di essere bianca: vira sull'arancio, poi sul rosa, e per una decina di minuti la città cambia colore mentre la si guarda. Poi si rientra dalle porte e si cena in alto, dove i tavoli stanno letteralmente sui gradini.



