La chiesa di San Giuseppe fu inaugurata nel 1609, voluta da Achille Caruso e innalzata davanti alla casa di famiglia, nel punto dove sorgeva il vecchio belvedere di Caltanissetta, detto il «Tondo». Nacque nell'antico rione dei Furchi, il quartiere che ancora oggi porta il nome del santo. Un contributo di trecento onze, ottenuto grazie al sacerdote Raffaele Riccobene, permise di costruire il prospetto e il campanile.
Cosa vedere
La facciata è ampia, scandita da un doppio ordine di lesene e chiusa in alto da un frontone triangolare. Gli intagli sono in pietra arenaria, i fondi intonacati, e una fascia marcapiano divide i due registri. Sopra il portale spicca la statua di San Giuseppe, sormontata da una finestra rettangolare; dentro il frontone si apre un oculo circolare. Una grande scalinata precede l'ingresso, mentre il campanile svetta sul lato sinistro. All'interno la chiesa è a navata unica. Sull'altare si trova l'effigie della Madonna Assunta, scolpita nel 1887 dal napoletano Francesco Biangardi, lo stesso artista che firma anche la Madonna della Medaglia Miracolosa. Il tetto fu affrescato dal palermitano Tommaso Pollace per devozione, e gli intagli interni sono realizzati in stucco. Nell'abside una seconda statua di San Giuseppe risponde a quella della facciata.
La visita
La chiesa fu eletta parrocchia cittadina nel 1745 dal vescovo di Girgenti Lorenzo Gioeni, e da allora è rimasta il riferimento del quartiere. Nel primo decennio dell'Ottocento il sacerdote Gurrera ampliò l'abside innalzando il cappellone, che nel 1912 fu decorato con gli stucchi del catanese Giuseppe d'Arrigo. Tra gli arredi merita attenzione l'ostensorio, realizzato dalla ditta Catello di Napoli su disegno del sacerdote Angelo Gennuso, con il contributo dei fedeli.
Il consiglio della redazione
Salite la scalinata con calma e osservate la facciata prima di entrare: il gioco tra la pietra arenaria intagliata e i fondi intonacati si coglie meglio nella luce radente del tardo pomeriggio. All'interno, cercate le due sculture del Biangardi: metterle a confronto racconta molto della devozione nissena tra Otto e Novecento.