L'8 maggio 1300, San Gimignano ospitò Dante Alighieri in veste di ambasciatore della Lega Guelfa, ma il vero record della città, insignita del titolo civico nel 1936, risiede nel suo inconfondibile profilo: delle 72 torri erette nel Trecento dall'aristocrazia urbana, quattordici svettano ancora oggi, valendole il soprannome di "Manhattan del medioevo". Riconosciuto Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO nel 1990 per l'eccezionale integrità del suo assetto due-trecentesco, il centro è uno dei massimi esempi europei di organizzazione urbana dell'età comunale. Sorge su un sito abitato dagli etruschi fin dal III secolo a.C., dominando l'alta Val d'Elsa a 324 metri di altitudine, in un territorio che spazia dai 64 metri della piana del fiume Elsa ai 631 metri della zona del Cornocchio. La prima menzione documentata risale al 929, sebbene sul Poggio del Comune resistano i ruderi longobardi di Castelvecchio. Secondo la leggenda, il toponimo deriva dal santo vescovo di Modena che avrebbe salvato il borgo da Attila.
Cosa vedere
Raggiunta l'indipendenza dai vescovi di Volterra nel 1199, la città vide enormi capitali investiti nell'assetto urbano, frutto della speculazione finanziaria e del commercio dello zafferano esportato fino in Siria ed Egitto. Tra le torri, la più antica è la Rognosa, innalzata all'inizio del Duecento. Nel 1255, un regolamento vietò ai privati di superarne l'altezza; tuttavia, le famiglie rivali dei Salvucci (ghibellini) e degli Ardinghelli (guelfi) aggirarono il divieto costruendo due coppie di torri di grandezza quasi uguale per ostentare supremazia. Il primato assoluto spetta alla Torre del Podestà, o Torre Grossa, alta 54 metri. L'architettura è cinta da mura edificate nel 998 per includere il poggio di Montestaffoli e quello della Torre col castello vescovile. Distrutte dai guelfi fiorentini nel 1255 e ricostruite dai ghibellini nel 1261 dopo la battaglia di Montaperti, le mura dividono il nucleo in quattro contrade: Piazza, Castello, San Matteo e San Giovanni. Sulla sommità sorge la Rocca di Montestaffoli, edificata nel 1351 quando la città, stremata dalla peste del 1348, si consegnò a Firenze. Nonostante il declino, il XIV e XV secolo arricchirono il centro di capolavori commissionati agli ordini religiosi (insediatisi dalla metà del Duecento con francescani, agostiniani, domenicani e le benedettine di San Girolamo) da maestri come Domenico Ghirlandaio, Benozzo Gozzoli, Taddeo di Bartolo, Piero del Pollaiolo, Memmo di Filippuccio, Lippo e Federico Memmi, e il sangimignanese Sebastiano Mainardi. La collegiata assunse tale rilievo che papa Pio II le concesse un'ampia autonomia nel 1462, prima che Pio VI, nel 1782, la trasferisse alla diocesi di Colle con 29 parrocchie.
La visita
Esplorare San Gimignano significa ripercorrere la Via Francigena. Tra il 990 e il 994, l'arcivescovo Sigerico di Canterbury annotò la città come 19ª tappa (Mansio) del ritorno da Roma, chiamandola Sancte Gemiane e indicandola come snodo stradale tra Pisa e Siena. I segni della storia si leggono anche nelle ferite contemporanee: durante la Seconda guerra mondiale, un bombardamento americano di dieci giorni, iniziato in un giovedì di mercato, causò vittime e mutilazioni, facendo crollare una porzione di cattedrale e distruggendo la campana della Torre Grossa, sostituita nel dopoguerra da una donazione del popolo dell'Unione Sovietica. L'assalto terminò solo quando il prete locale convinse gli alleati che in paese erano rimasti non più di dieci soldati tedeschi. Uno spirito indipendente fu confermato anche al plebiscito del 1860 per l'annessione alla Sardegna, dove i "sì" non raggiunsero la maggioranza degli aventi diritto (1122 su 2275).
Il consiglio della redazione
Oltre ad ammirare le quattordici torri integre, prestate attenzione ai tetti e alle facciate dei palazzi per scorgere le numerose torri "scapitozzate", mozzate nei secoli, che completano la lettura dell'antica selva verticale trecentesca costruita dalle consorterie nobiliari.