⛪ Chiese e santuari

La Cattolica di Stilo

📍 Stilo, Calabria · 79/100

Raffigurata a pagina 9 del passaporto italiano e scelta per rappresentare la Calabria all'Expo 2015, la Cattolica di Stilo è una delle più importanti architetture bizantine del Sud Italia. Eretta alle falde del monte Consolino tra il IX e il X secolo, prima della conquista normanna, la chiesa a pianta centrale è un monumento nazionale e, dal 2006, candidata a Patrimonio dell'Umanità UNESCO insieme ad altri sette siti calabresi. Il termine "cattolica" (dal greco katholikì) designava le chiese privilegiate dotate di battistero; un titolo mantenuto nei secoli, come per la prima chiesa di Reggio Calabria. Fino all'XI secolo fu la chiesa madre di cinque parrocchie, retta da un vicario perpetuo succeduto al protopapa bizantino.

Cosa vedere

L'edificio cubico, simile a San Marco di Rossano, San Giorgio di Pietra Cappa e agli Ottimati di Reggio Calabria, segue la tipologia medio-bizantina a croce greca iscritta in un quadrato. Il lato di ponente poggia sulla roccia nuda, mentre quello di levante, con tre absidi, si erge su tre basi di pietra e laterizio. Le mura spesse 70 centimetri presentano contrafforti in pietrame e laterizio e un intreccio di grossi mattoni uniti con malta. L'archeologo Francesco Cuteri ha rinvenuto un marchio su un mattone che ne attesta la provenienza dalle botteghe romane del III secolo d.C. di Scolacium (prelevati da una villa in contrada Maddaloni), smentendo l'ipotesi di Paolo Orsi che parlava di cortine di età imperiale. Quasi privo di decorazioni esterne, l'edificio è segnato solo da due cornici a dente di sega e coronato da cinque cupolette in opus reticulatum rivestite da mattonelle quadrate a losanga. Secondo gli studiosi Bérteaux e Ferrante, si tratta di un modello originale, slegato dalle chiese cipriote a cinque cupole di Peristerona e Hieroskipos. All'interno, quattro colonne su basi di recupero (tra cui una base ionica su capitello corinzio rovesciato e un capitello ionico capovolto) dividono lo spazio in nove parti, dominato dalla cupola centrale più alta e larga. Sulle pareti si ammirano gli affreschi riportati alla luce da Giorgio Leone tra il 1968 e il 1980 (il Cristo Pantocratore, l'Annunciazione, parte di San Giovanni Battista) e la Dormitio Virginis datata al 1552.

La visita

La complessa storia dell'edificio è riemersa dopo secoli di silenzio grazie alla memoria ottocentesca del canonico Michelangelo Macrì e ai viaggi in Calabria di Heinrich Wilhelm Schulz del 1840. Oggi il visitatore attraversa uno spazio dove la luce è studiata per esaltare la scala umana e la gerarchia. L'area orientale ospita tre absidi: il bema (l'altare centrale), il diakonikon a sud per gli arredi sacri e la prothesis a nord per la preparazione di pane e vino. In quest'ultima, un frammento di colonna antica funge da mensa eucaristica e, in alto, troneggia una campana bronzea locale del 1577 con la Madonna col Bambino, simbolo del passaggio al rito latino insieme a una piccola acquasantiera in granito. Sulla prima colonna a destra sono incise una croce con lettere onciali greche (il Salmo 118 Deus Dominus nobis apparuit) e due shahada islamiche, prova che il sito fu forse un oratorio musulmano risparmiato dagli arabi. Le campagne di restauro, dall'eliminazione del fronte a cuspide con finestra trilobata di Orsi (1912-1927), ai ripristini delle coperture sui tamburi di Gilberto Martelli (1947-1951), fino ai lavori del Consorzio Iconos (2004-2006) e del Ministero (2011), hanno rivelato scoperte cruciali. Tra queste, un sepolcro marmoreo con i resti del vicario e un anello di valore, ossa umane basso-medievali ed un'iscrizione quattrocentesca individuata da Elia Fiorenza nel 2017 tramite fotogrammetria.

Il consiglio della redazione

Osservate con attenzione il fusto della prima colonna a destra appena entrati: le iscrizioni arabe con la professione di fede islamica incise nella pietra documentano la straordinaria e complessa stratificazione storica vissuta da questo luogo nei secoli.

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