Sant'Antimo porta il nome di un prete martirizzato agli inizi del Quarto secolo, e il paese è cresciuto attorno al suo santuario: fu quello ad attirare qui le strade, e con le strade i pellegrini e i mercanti. Ma c'era anche un'altra ragione per stare in questo punto. In località Friano, presso il Ponte Mezzotta, sorgeva un insediamento fortificato lungo il confine fra il Ducato di Napoli e il Principato di Capua, su una direttrice che ricalcava l'antica via Antiqua. Il castello è attestato prima del 1151 da una pergamena e compare ancora nei registri angioini; oggi è scomparso, e non si sa nemmeno dove stesse di preciso. Del borgo che gli era cresciuto intorno resta il rudere di una chiesa. Quel confine, del resto, ha lasciato il segno in tutta la zona: Melito, qui accanto, porta nel nome il fossato che lo marcava, e Mugnano il fatto di essere stato un luogo fortificato ai limiti del ducato.
Il convento del paese ha avuto più vite di quante ne tocchino di solito a un edificio: dal 1869 ci stettero l'ospedale civico, l'asilo, l'orfanotrofio e le scuole elementari, mentre ai frati restarono poche stanze per il culto; poi lo comprò il vescovo di Aversa, ci passarono i salesiani, quindi i frati di San Pietro ad Aram; negli anni Novanta è stato una comunità di recupero per tossicodipendenti, e alla fine i francescani sono tornati. Il centro è rimasto quello di sempre fino alla guerra: le uniche trasformazioni erano state, a fine Ottocento, i tre assi di via Principe di Napoli, via Marconi e via Roma, e la sistemazione della piazza. Dal 1882 e per quasi ottant'anni, a tenere il paese attaccato a Napoli e ad Aversa fu una diramazione della tranvia. Oggi lo fanno la ferrovia e l'asse mediano, e Napoli, l'aeroporto e la costa domizia sono a pochi minuti.