Mugnano vuol dire «posto fortificato»: dal latino munire, proteggere, perché qui stava un locus munitus ai limiti settentrionali del Ducato di Napoli. Era una frontiera, e il paese accanto, Melito, porta nel nome il fossato che quella frontiera segnava. Il primo documento che nomina Mugnano è un atto notarile del 955, che in loco Muniani ricorda dei terreni e una piscina, cioè un serbatoio d'acqua; un altro, di pochi anni dopo, ne dà la posizione esatta, a settentrione della cappella di Santa Maria Assunta al Trivio. Nei documenti antichi il nome si trova scritto in sei modi diversi: Munianum, Mugnanum, Mungnanum, Mognano, Mongano, Moiano. Federico II riconobbe a Mugnano la condizione di universitas demaniale, cioè di comunità che non dipendeva da nessun feudatario e trattava direttamente con Napoli.
Da casale di campagna, Mugnano divenne meta di villeggiatura delle famiglie nobili napoletane, e alcune ci si stabilirono: qui nacque, nel 1684, il primo principe di Canosa. E nel 1789, nel palazzo Dentice, si riuniva un circolo di studi di antichità a cui partecipava il marchese Michele Arditi, che era soprintendente agli scavi del Regno e direttore del Museo Archeologico di Napoli: in un paese di masserie si discuteva di Pompei. La chiesa di San Biagio, che sta in piedi fra l'Undicesimo e il Sedicesimo secolo, conserva una Madonna del Rosario di Paolo De Matteis; il patrono si festeggia a febbraio, con la benedizione della gola. Oggi Mugnano è città di commerci e di residenza della cintura nord, con un mercato tessile fra i più frequentati della zona: la metropolitana e gli assi viari mettono Napoli, Capodichino e l'agro aversano a pochi minuti.