🏺 Siti archeologici

Area archeologica di Saepinum

📍 Sepino, Molise · 78/100

Tra il 2 a.C. e il 4 d.C., il futuro imperatore Tiberio cinse l'abitato di Saepinum con una possente muraglia, trasformando definitivamente questo strategico snodo commerciale sannita in un fiorente municipium romano. Situata a circa 500 metri sul livello del mare nella piana alle falde del Matese, all'interno della valle del fiume Tammaro, quest'area archeologica di 12 ettari sorge a tre chilometri dall'odierna Sepino e a 15 chilometri da Campobasso. Le sue origini sono antiche: il primitivo insediamento, le cui mura ciclopiche sono ancora visibili, si trovava in quota a Terravecchia per controllare il passo della Crocella. Dopo un sanguinoso assedio, cadde in mano romana nel 293 a.C., durante le guerre sannitiche. L'abitato si spostò in pianura intorno al 290 a.C., sviluppandosi all'incrocio tra l'antichissimo tratturo Pescasseroli-Candela e la via di collegamento tra Beneventum e Corfinium. I Sanniti locali si allearono con Annibale nel 216 a.C. e parteciparono attivamente alla guerra sociale (91-88 a.C.) prima di ottenere la cittadinanza romana. In epoca tardoantica il sito fu progressivamente abbandonato, come indicano le tombe del IV secolo rinvenute entro le mura, fino alla definitiva conquista da parte dei Saraceni nell'882.

Cosa vedere

La cinta muraria augustea, straordinariamente conservata, definisce l'intero perimetro urbano. L'opera, alta 4,80 metri e spessa 1,80, è realizzata in pietra calcarea del Matese tagliata in piccole piramidi per formare un perfetto opus reticulatum, con un camminamento di ronda alla sommità. Lungo il tracciato, a intervalli di 80-120 piedi romani, si disponevano torri circolari: le 19 oggi visibili hanno un diametro di sette metri e un'altezza di quasi undici. Sporgono di tre metri verso la campagna, dove presentano tre feritoie per la difesa, e verso l'interno, dotate di tre finestre per il controllo dell'abitato. L'accesso era garantito da quattro porte monumentali ad arco a tutto sesto, alte 4,8 metri, situate alle estremità del cardo e del decumano. Ognuna era fiancheggiata da due torri e provvista di un cavaedium, un cortile di sicurezza a cielo aperto con una doppia porta verso l'interno. L'ingresso era chiuso da una saracinesca in legno azionata dall'alto tramite una scala in pietra.

All'interno delle mura si sviluppa la città romana, dove affiorano i resti di un teatro e dei templi dedicati a Giove e Apollo. Lungo il decumano massimo, che ricalca il percorso del tratturo, gli scavi hanno individuato antichi impianti industriali risalenti all'inizio del II secolo a.C., tra cui una conceria per i pellami e una fullonica per la lavorazione della lana, legate all'economia della transumanza. Le indagini archeologiche del 2023 hanno inoltre portato alla luce un'eccezionale domus con ingresso monumentale sul decumano, dotata di un singolare impianto per l'acqua calda domestica basato su un grande recipiente cilindrico in piombo collegato a tubature.

La visita

Dal 2021 l'area è gestita dal Parco Archeologico di Sepino, ente del Ministero della Cultura dotato di autonomia speciale. Le campagne di scavo, concentrate soprattutto tra il 1950 e il 1955, sono riprese dal 2010 sulle aree del demanio statale, finanziate in parte dai fondi del gioco del lotto secondo la legge 662/96. Alcune sezioni delle mura sono state consolidate riutilizzando il materiale antico crollato; dove lo scavo non è arrivato, il tracciato è intuibile dai nuclei di cemento affioranti. Nel 2017 il sito ha registrato oltre 20.300 visitatori.

Il consiglio della redazione

Presso la porta che conduceva verso Bovianum si conserva un'importante iscrizione risalente al 168 d.C.: un raro editto con il quale le autorità romane vietavano espressamente alle popolazioni locali di recare danno ai pastori transumanti in transito lungo i tratturi.

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