🏺 Siti archeologici

Scavi di Ercolano

📍 Ercolano, Campania · 90/100

Sepolta sotto una coltre di fango e materiali piroclastici alta fino a venticinque metri, che solidificandosi ha formato un banco di roccia tenera detto pappamonte, l'antica Ercolano ha conservato intatti materiali organici, tetti in legno, letti e papiri. Inserito nel 1997 tra i patrimoni dell'umanità UNESCO insieme a Pompei e Oplonti, il sito archeologico ha registrato 563.165 visitatori nel 2023. Prima dell'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. — avvenuta presumibilmente dopo il 17 ottobre, come suggeriscono il ritrovamento di abiti pesanti, frutta autunnale, anfore di vino sigillate e una moneta coniata a metà settembre — la città era un esclusivo luogo di villeggiatura per l'aristocrazia romana, abitato da circa 5.000 persone. Fondata secondo Dionigi di Alicarnasso da Ercole nel 1243 a.C., fu in realtà un insediamento osco, poi etrusco, greco (con il nome di Heraklion) e sannita, fino a diventare municipio romano nell'89 a.C. dopo la guerra sociale vinta dal legato di Silla, Tito Didio.

Cosa vedere

L'impianto urbano divide la città in insulae attraverso l'intersezione di cardi e decumani. Lungo l'antica linea di costa si trovano le "rimesse delle barche", dove tra il 1980 e il 1981 Giuseppe Maggi rinvenne gli scheletri di almeno 300 fuggiaschi, uccisi da nubi ardenti (250 °C a 160 km/h) scaturite dal collasso della colonna eruttiva, che Plinio il Giovane descrisse a Tacito come un pino alto 33 km. L'impatto fu tale che la statua in marmo del tribuno Marco Nonio Balbo fu sbalzata a 15 metri, mentre nella Casa del Rilievo di Telefo uno scheletro fu sollevato di 2,5 metri. Le mura cittadine del II secolo a.C., spesse 3 metri e in opus reticulatum sul mare, persero la funzione difensiva e furono inglobate in edifici come la Casa dell'Albergo. Spiccano la grandiosa Villa dei Papiri, scoperta nel 1750 da Karl Jakob Weber con oltre 1.800 rotoli carbonizzati, le Terme di nord-ovest e la Casa dei Rilievi Dionisiaci. Nel sito sotterraneo del teatro, scoperto nel 1709 dal contadino Ambrogio Nocerino (detto Enzechetta), si rinvennero colonne in marmo africano e giallo antico, dolia in terracotta e un architrave dedicato al console Claudius Pulcher.

La visita

Attualmente sono visibili solo i quattro ettari riportati alla luce tra il 1927 e il 1942 da Amedeo Maiuri, che rimosse 250.000 metri cubi di tufo dopo il rifiuto statale della cordata internazionale proposta da Charles Waldstein nel 1904. Oltre il 75% dell'abitato giace sotto i centri moderni di Ercolano (chiamata Resina fino al 1969) e Portici. Le indagini sistematiche, iniziate nel 1738 per volere di Carlo di Borbone con Roque Joaquín de Alcubierre e Giovanni Antonio Medrano, ispirarono il Neoclassicismo europeo grazie alla pubblicazione del volume "Le Antichità di Ercolano" e all'opera dell'erudito Marcello Venuti. Dopo i contributi di Francesco La Vega nel 1768 con pompe idrauliche, gli scavi a cielo aperto proseguirono nell'Ottocento con Francesco I e Giuseppe Fiorelli. Oggi l'attenzione del Parco Archeologico è rivolta unicamente alla conservazione. Le statue femminili rinvenute inizialmente dal principe d'Elboeuf si trovano a Dresda, mentre il grosso dei reperti mobili estratti è al Museo archeologico nazionale di Napoli.

Il consiglio della redazione

Per comprendere appieno la vita quotidiana precedente all'eruzione, completate il percorso visitando il Museo Archeologico Virtuale (MAV), inaugurato nel 2008 a breve distanza dagli scavi, che mostra dettagliate ricostruzioni dell'abitato prima della catastrofe.

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