Il 17 agosto 1826 il poeta prussiano August Kopisch, il pittore Ernesto Fries, il marinaio Angelo Ferraro, il locandiere Giuseppe Pagano e l'asinaro Michele Federico decisero di smentire le leggende capresi sui demoni esplorando un "antro maledetto", battezzandolo Grotta Azzurra. Kopisch scartò il nome "Grotta Glauca" proposto dall'esule russo Apostol Mouravieff e pubblicò nel 1838 la cronaca dell'impresa. Questa cavità carsica sul versante nord-occidentale di Capri, nel comune di Anacapri, era in realtà il prestigioso ninfeo marittimo dell'imperatore Tiberio, un'appendice della sovrastante Villa di Gradola. Dopo secoli di oblio, in cui figurava sulle mappe seicentesche di Vincenzo Coronelli con il nome di "Gradola", la fama giunse nell'Ottocento con gli scritti di Wilhelm Waiblinger e il romanzo "L'improvvisatore" (1835) di Hans Christian Andersen. Queste opere letterarie trasformarono l'isola, un tempo definita dal padre Daniello Bartoli una "Rupe de' Disperati", in una tappa fondamentale del Grand Tour.
Cosa vedere
Entrando nella grotta, ci si ritrova nel Duomo Azzurro, una caverna di erosione lunga 60 metri, larga 25 e profonda 22 metri (14 all'interno), con una volta la cui altezza media di 7 metri arriva fino a 14 nelle zone interne. L'altezza totale fino al fondale tocca i 36 metri. La colorazione blu che pervade l'ambiente è generata da una soglia sottomarina posta esattamente sotto l'ingresso: questa finestra naturale assorbe la luce rossa e lascia passare solo quella azzurra. Gli oggetti immersi nell'acqua assumono invece uno sfolgorio argenteo a causa delle bolle d'aria che vi aderiscono, deviando la rifrazione luminosa. Sul fondo a sinistra si diramano vari cunicoli, mentre a destra si apre una cavità scavata dallo stillicidio e dalle variazioni termiche. Nell'angolo sud-occidentale si trova una piattaforma romana tombata a mare con detriti in signino (cocciopesto). Da qui si sviluppa la Galleria dei Pilastri, suddivisa in tre rami che conducono alla Sala dei Nomi, le cui pareti recano le firme dei viaggiatori otto-novecenteschi, per terminare nella Sala della Corrosione. Un tempo le pareti del Duomo Azzurro ospitavano statue romane di divinità marine, a conferma della natura di ninfeo intuita dall'archeologo Amedeo Maiuri: i reperti raffiguranti Poseidone e un tritone, recuperati nel 1963, sono oggi custoditi al Museo della Casa Rossa di Anacapri.
La visita
L'accesso all'antro è vincolato alle condizioni del mare. L'ingresso è costituito da una ristretta fenditura nella roccia, alta e larga due metri, che si trova a un solo metro dal livello dell'acqua. Per varcare la soglia, è necessario adagiarsi sul fondo di piccole imbarcazioni governate da barcaioli esperti. Questi, abbandonati i remi, spingono la barca appigliandosi a una catena di ferro murata sull'ingresso. L'esplorazione turistica si ferma alla Sala della Corrosione: i cunicoli successivi, vanamente scavati dai Romani alla ricerca di acqua dolce, risultano impraticabili a causa dell'aria irrespirabile.
Il consiglio della redazione
Per ammirare la grotta illuminata, è necessario che il mare non sia completamente immobile: a causa del fenomeno della riflessione totale, la soglia sottomarina non riesce a illuminare l'antro in condizioni di calma piatta, richiedendo un minimo movimento dell'acqua per attivare l'effetto cromatico.