🏺 Siti archeologici

Villa Romana del Casale

📍 Piazza Armerina, Sicilia · 89/100

Con i suoi 3.500 metri quadrati di pavimenti a mosaico e in opus sectile, la Villa Romana del Casale custodisce la collezione di arte musiva più ricca, estesa e varia al mondo, ragion per cui dal 1997 è iscritta tra i patrimoni dell'umanità dell'UNESCO. Situato a circa quattro chilometri da Piazza Armerina, il sito non presenta i caratteri di una semplice fattoria extraurbana, ma si configura come un vero e proprio palazzo urbano imperiale tardoantico, edificato in un periodo compreso tra il 320 e il 370 d.C. Centro direzionale (pars dominica) di un vasto latifondo agricolo, la residenza rifletteva l'opulenza della classe senatoria romana che, nel IV secolo, scelse di ritirarsi nelle campagne per sfuggire alla pressione fiscale cittadina, approfittando del nuovo ruolo centrale della Sicilia nelle rotte del grano dall'Africa verso l'Italia.

Cosa vedere

La villa si sviluppa su un unico livello secondo una struttura a padiglioni che richiama il modello di Villa Adriana a Tivoli. Il complesso è suddiviso in quattro nuclei distinti, ciascuno con un proprio asse direzionale, tutti convergenti con estrema precisione verso il centro del peristilio quadrangolare. L'ingresso monumentale a ovest accoglie i visitatori con tre arcate e un cortile a ferro di cavallo. Da qui si accede al corpo centrale, organizzato attorno al grande peristilio dotato di un giardino con una complessa vasca mistilinea al centro. Su questo spazio si affacciano le stanze per gli ospiti a nord e la basilica absidata a est, ampliata in una terza fase costruttiva e riccamente decorata con marmi esotici.

Il percorso interno, studiato per separare in modo funzionale le attività pubbliche da quelle private, conduce a una serie di ambienti celebri per i loro pavimenti, le cui tematiche suggeriscono quasi sempre la funzione delle sale. Spiccano il corridoio 25 con la "Grande Caccia", la sala della "Piccola Caccia" e la "Diaeta di Orfeo". A sud si estende un ampio settore preceduto da un peristilio ovoidale, che culmina in un imponente triclinio (sala tricora) destinato ai ricevimenti di prestigio. Il complesso termale, accessibile dall'angolo nord-occidentale del peristilio principale, include una palestra i cui mosaici raffigurano i "Giochi del circo". Sebbene meno noti, i resti mostrano come non solo gli interni, ma anche le pareti esterne fossero coperte da affreschi, mentre le volte di alcuni ambienti erano costruite con una peculiare tecnica a tubi fittili.

La visita

L'attuale conformazione del sito permette di leggere le stratificazioni storiche di questo palazzo in miniatura. Edificata in tempi eccezionalmente brevi, stimati tra i cinque e i dieci anni, sopra una precedente villa rustica, la residenza fu abitata per almeno 150 anni. Tra il V e il VI secolo le arcate dell'acquedotto per le terme furono chiuse e il perimetro fu fortificato. L'insediamento medievale che ne derivò, noto come Platia, Blàtea o Iblâtasah, fu distrutto tra il 1160 e il 1161 dal re normanno Guglielmo I il Malo. Poco dopo, una frana seppellì la villa, salvaguardando miracolosamente i pavimenti. L'esplorazione scientifica vide protagonisti Paolo Orsi nel 1929, Giuseppe Cultrera nel 1935-39 e, in modo sistematico, Gino Vinicio Gentili tra il 1950 e il 1960, periodo a cui risale il primo assetto museografico protettivo ideato dall'architetto Franco Minissi. Gli scavi dell'Università La Sapienza, avviati da Andrea Carandini negli anni Settanta, continuano a rivelare nuovi ambienti fastosi.

Il consiglio della redazione

Osservate con attenzione i dettagli dell'obelisco raffigurato nel mosaico dei "Giochi del circo" all'interno della palestra termale. Secondo gli storici, riprodurrebbe l'obelisco Lateranense eretto nel Circo Massimo da Memmio Vitrasio Orfito. Questo elemento, unito al fasto della "Grande Caccia", porta oggi a escludere che la villa appartenesse all'imperatore Massimiano, suggerendo piuttosto come proprietario un potente aristocratico come Lucio Aradio Valerio Proculo Populonio o lo stesso Orfito.

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