⛪ Chiese e santuari

cattedrale di San Giuliano

📍 Caltagirone, Sicilia · 47/100

Un'iscrizione un tempo posta sull'architrave d'ingresso, con la data 1282 e il nome dell'architetto Magister Gofredus, è la traccia più antica della cattedrale di San Giuliano, chiesa madre di Caltagirone e sede vescovile della diocesi. Da quella prima fabbrica normanno-aragonese, distrutta e ricostruita dopo i terremoti del 1542 e del 1693, resta oggi un edificio a croce latina rifatto in forme toscane nel Settecento e coronato, tra il 1908 e il 1913, da un prospetto disegnato da Saverio Fragapane. Nel 1948 papa Pio XII la elevò a basilica minore; il riconoscimento fu celebrato il 27 gennaio 1949, festa di San Giuliano, con un solenne pontificale del vescovo Pietro Capizzi.

Cosa vedere

Il prospetto attuale, in stile Liberty, chiude una vicenda costruttiva lunga secoli. Della chiesa settecentesca ricostruita dopo il terremoto del Val di Noto restano l'impianto basilicale a croce latina, le tre navate divise da pilastri e la grande cupola: l'architetto agrigentino Simone Mancuso, affiancato dall'intagliatore palermitano Giuseppe Montes, eliminò la vecchia struttura normanna, innalzò nuove colonne di pietra bianca e completò nel 1756 il campanile a trifora. Alle pareti esterne si aprono due portali in pietra progettati nella seconda metà del Settecento da Natale Bonaiuto da Siracusa. All'interno la volta della navata centrale ospita il ciclo dipinto nel 1862 da Giuseppe Vaccaro, con cinque riquadri tratti dal Vecchio e Nuovo Testamento — dal Sacrificio di Abele all'Arca di Noè, dalle Offerte di Melchisedech al trasporto dell'Arca a Gerusalemme; nella volta del presbiterio l'Istituzione dell'Eucaristia riprende l'Ultima Cena di Leonardo. Sull'arco trionfale uno stucco allegorico della Religione cristiana regge l'ostensorio e reca un cartiglio con un verso del Tantum Ergo di san Tommaso d'Aquino. Tra le opere spiccano un Crocifisso cinquecentesco in legno nero attribuito al messinese Giovannello de' Matinati, una Madonna della Mercede marmorea di scuola gaginesca e il Cristo morto scolpito nel 1850 da Giuseppe Vaccaro in un unico tronco di cipresso.

La visita

Il Cristo morto ligneo è custodito in un'urna e portato in processione il Venerdì Santo, seguito dalla vara con il simulacro della Madonna Addolorata, scultura del 1856 di Vincenzo Nigido, ammantata di velluto nero e con il cuore trafitto da uno spadino d'argento. Altre opere dei Vaccaro e la tela del 1936 con San Carlo Borromeo in preghiera di Giuseppe Barone sono conservate nel museo diocesano.

Il consiglio della redazione

Chi arriva a Caltagirone per le sue ceramiche non consideri la cattedrale una tappa secondaria: alzi lo sguardo al campanile a trifora, dove una nicchia custodisce la Madonna in bronzo fusa nel 1950 da Ugo Tarchi, e cerchi su una delle porte minori l'epigrafe del 1773 che ricorda la sostituzione del vecchio orologio con uno «più esatto». Se potete, programmate la visita nella Settimana Santa, quando il Cristo morto esce in processione.

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