🏺 Siti archeologici

Parco Archeologico di Selinunte

📍 Castelvetrano, Sicilia · 91/100

Con un'estensione di 2,7 chilometri quadrati, il Parco Archeologico di Selinunte è la più grande area archeologica d'Europa. La storia di questa colonia greca, fondata intorno al 650 a.C. da coloni di Megara Hyblea guidati da Pammilo lungo la costa sud-occidentale della Sicilia, fu tanto gloriosa quanto breve. In circa 240 anni di vita, la città raggiunse una popolazione stimata fino a 100.000 abitanti, imponendosi come l'avamposto greco più occidentale dell'isola, a diretto contatto con i territori fenici ed elimi. La sua politica di espansione verso la vicina Segesta scatenò continui conflitti, innescando persino la disastrosa spedizione ateniese in Sicilia del 415 a.C. Il nome stesso dell'insediamento deriva da sélinon, il sedano selvatico che cresce abbondante nell'area, divenuto simbolo inciso sulle prime monete coniate dalla città tra il 550 e il 530 a.C.

Cosa vedere

La topografia di Selinunte è eccezionalmente articolata, incorniciata tra le valli dei fiumi Modione a ovest e Cottone a est. Il cuore pubblico e religioso sorgeva sull'acropoli a sud, un'area definita dall'incrocio di due strade principali e dominata dai resti dei Templi A, B, C, D e O. A nord dell'acropoli si sviluppava l'abitato, tracciato secondo un rigoroso schema ippodameo, affiancato dalle necropoli di Galera-Bagliazzo e Manuzza. Oltre il fiume Cottone, sulla collina orientale, si ergono le imponenti vestigia dei Templi E, F e G, insieme alla necropoli di Buffa. L'aspetto attuale del sito, caratterizzato da colossali cumuli di rovine, è il risultato dell'assedio cartaginese del 409 a.C. – durato appena nove giorni sotto il comando di Annibale Magone, che massacrò 16.000 cittadini e ne ridusse in schiavitù 5.000 – e di un devastante terremoto di epoca bizantina. Durante la successiva occupazione araba, i resti valsero al sito il nome di Rahl'-al-Asnam, il villaggio dei pilastri.

La visita

Esplorare i 2,7 chilometri quadrati del sito richiede tempo e restituisce la scala monumentale di una città che, dopo la distruzione cartaginese, fu ripopolata e fortificata solo nell'area dell'acropoli dal siracusano Ermocrate, per poi essere definitivamente evacuata durante la Prima Guerra Punica nel 250 a.C. Dimenticata per secoli, Selinunte fu reidentificata solo nel 1551 dal teologo e archeologo Tommaso Fazello. Gran parte dei reperti mobili non si trova in loco: i celebri frammenti delle metope del Tempio C, scoperti nel 1823 dagli architetti inglesi Samuel Angell e William Harris, sono esposti al Museo Archeologico di Palermo, mentre altri manufatti sono custoditi al Museo Civico di Castelvetrano.

Il consiglio della redazione

Cercate le piante di sedano selvatico che ancora oggi crescono spontaneamente tra i ruderi dei templi: è esattamente la stessa pianta, il sélinon, che diede il nome alla città e che i selinuntini scelsero di raffigurare sulle loro monete a quadrato incuso nel VI secolo a.C.

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