A tredici chilometri dal parco, nelle Cave di Cusa, i rocchi delle colonne sono ancora dove i cavatori li lasciarono: alcuni tagliati a metà nel banco di calcarenite, altri già staccati e pronti al trasporto. Il lavoro si fermò di colpo nel 409 a.C., quando l'esercito cartaginese di Annibale Magone sbarcò a Lilibeo e marciò su Selinunte. La città cadde dopo nove giorni d'assedio: 16.000 selinuntini uccisi, 5.000 fatti schiavi, 2.600 in fuga verso Agrigento. Non fu mai più riabitata davvero, ed è per questo che il sito è quello che è: 270 ettari di rovine greche, il parco archeologico più esteso d'Europa.
Cosa vedere
Si comincia dalla collina orientale, dove stanno i tre templi più grandi, indicati con le lettere perché non sappiamo con certezza a chi fossero dedicati. Il tempio E, del 460-450 a.C., è l'unico rialzato per intero: le sue colonne sono tornate in piedi con l'anastilosi condotta fra il 1956 e il 1959, e la peristasi misura 68 metri per 25. Accanto, il tempio F è il più antico dei tre. Il tempio G è invece un campo di rocchi crollati, 113 metri per 54, otto colonne sul fronte e diciassette sui lati, rimasto incompiuto dopo ottant'anni di cantiere, con una sola colonna rimessa in piedi nel 1832.
Oltre il vallone del Cottone si sale all'acropoli, difesa da mura e attraversata da due strade che si incrociano ad angolo retto: qui stanno i templi A, B, C, D e O. Il tempio C, del 550 a.C. circa, fu rialzato fra il 1925 e il 1927; le sue metope, fra le più antiche della scultura dell'Occidente greco, sono al museo archeologico di Palermo, dove finirono nel 1823 dopo che gli inglesi Samuel Angell e William Harris avevano tentato di spedirle al British Museum. A nord si stende il quartiere abitato di Manuzza, tracciato a scacchiera; a ovest, oltre il Modione, il santuario della Malophoros, dedicato a Demetra nel VI secolo a.C., ha restituito circa 12.000 statuette votive di terracotta.
La visita
L'ingresso principale è a Marinella di Selinunte, frazione di Castelvetrano, dal lato dei templi orientali. Le Cave di Cusa fanno parte dello stesso parco, ma stanno a tredici chilometri, verso Campobello di Mazara, e si raggiungono in auto. Dentro si cammina parecchio: dalla collina dei templi all'acropoli c'è quasi un chilometro di sterrato fra salita e discesa, e per vedere l'insieme senza corse servono almeno tre ore. Ombra non ce n'è quasi: acqua, cappello e scarpe chiuse non sono un dettaglio, e d'estate le ore centrali sono da evitare.
Il consiglio della redazione
Noi ci andiamo nelle ultime due ore di apertura. Il sole scende verso il mare, il calcare passa dal bianco all'ambra e le colonne del tempio E allungano le ombre sullo stilobate; a quell'ora i gruppi sono già usciti e si sente solo il vento. Poi, se resta luce, si fanno i tredici chilometri fino alle Cave di Cusa: vedere un rocchio ancora attaccato alla roccia, con il segno dello scalpello sopra, spiega la città meglio di qualsiasi tempio.







