⛪ Chiese e santuari

chiesa della Madonna delle Giummare

📍 Mazara del Vallo, Sicilia · 47/100

Il conte Ruggero I d'Altavilla la fondò nel 1072, pochi anni dopo aver strappato Mazara del Vallo al dominio arabo: la Regale Abbazia di Santa Maria dell'Alto — che i mazaresi chiamano più spesso Madonna dell'Alto o Madonna delle Giummare — nasce come chiesa bizantino-normanna affidata ai monaci di rito greco. Un diploma di re Ruggero II del 1145 la cita come S. Maria de Mazara e la rende dipendente dall'Archimandritato del Santissimo Salvatore di Messina; dal 1567 al 1811 fu commenda dei cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme.

Cosa vedere

Nonostante distruzioni e rimaneggiamenti succedutisi nei secoli, la fabbrica conserva parecchio del suo impianto originario. La facciata è dominata da un protiro: sulla parete sinistra si aprono due archi a sesto acuto, mentre il portale è opera del XIV secolo. Dentro, il richiamo al rito bizantino è ancora leggibile in due nicchie laterali — la prothesis sul lato nord e il diaconicon su quello sud — che custodiscono due affreschi originari, uno purtroppo gravemente mutilo, con San Basilio e San Giovanni Crisostomo. Nella grande nicchia centrale spicca la statua marmorea della Madonna col Bambino, firmata «Iacobi Castegniola manu», che gli studiosi identificano con lo scultore Giacomo Cassignola. Fanno parte del corredo un incensiere con la sua navetta e un ostensorio, tutti in argento e recanti gli stemmi delle famiglie Burgio e Riggio insieme alla croce di Malta, retaggio del lungo periodo gerosolimitano.

La visita

Alcuni pezzi che un tempo stavano qui si vedono oggi altrove in città: un'urna romana, nel 1876 ancora usata come lavabo, è passata alla Cattedrale di Mazara del Vallo, mentre un capitello corinzio liscio scavato per farne acquasantiera e la colonnina che lo sorreggeva sono conservati nel Museo diocesano. Nel 1873 la chiesa fu ceduta alla diocesi con il preciso impegno di mantenerla aperta al culto, e tale è rimasta.

Il consiglio della redazione

Prima di entrare, fermatevi sotto il protiro e cercate i due archi a sesto acuto sulla parete sinistra: sono il segno più netto dell'origine normanna. Poi, chi vuole ricostruire la storia completa dell'abbazia deve mettere in conto due tappe supplementari — la Cattedrale per l'urna romana e il Museo diocesano per l'acquasantiera — perché parte del suo patrimonio è ormai custodita lì.

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