Un uomo vissuto tra 14 200 e 13 800 anni fa, i cui geni lo collegano ai cacciatori-raccoglitori dell'Europa occidentale: è questo il ritrovamento che ha reso la grotta d'Oriente uno dei siti chiave per la preistoria siciliana. Scavata nella roccia dell'isola di Favignana, la cavità conserva le tracce di frequentazioni umane ripetutesi, a intervalli, per millenni.
Cosa vedere
La grotta si articola in due ambienti: una camera di dimensioni contenute e un'ampia galleria. È qui che gli archeologi hanno letto una stratigrafia capace di raccontare epoche molto diverse — il tardo paleolitico superiore, o epigravettiano, il mesolitico e l'età del bronzo. Gli scavi, avviati nel 1972 e ripresi con metodo più rigoroso nel 2005 grazie a un progetto dell'Università di Firenze e del Museo fiorentino di preistoria, hanno portato alla luce i resti di almeno tre individui, denominati Oriente A, Oriente B e Oriente C. Accanto a loro sono emersi focolari, manufatti e ossa di animali terrestri e marini: la traccia di soggiorni brevi, che il mare e la terra alimentavano di volta in volta.
La visita
Ciò che distingue la grotta d'Oriente è il dialogo tra archeologia e genetica. Le analisi del DNA hanno mostrato che Oriente C apparteneva alle popolazioni dei cacciatori-raccoglitori occidentali, mentre Oriente B, più recente e di epoca mesolitica, presenta affinità con i gruppi epigravettiani della penisola italiana. Sono dati che collocano l'isola dentro le grandi rotte del popolamento europeo e fanno di questa cavità un riferimento per gli studiosi.
Il consiglio della redazione
Questa non è una grotta spettacolare per dimensioni o concrezioni: il suo valore sta in ciò che la roccia ha custodito. Chi arriva a Favignana e vuole capire la preistoria dell'arcipelago faccia mente locale sui nomi Oriente A, B e C prima di entrare: sapere di camminare dove riposava un cacciatore di 14 000 anni fa cambia il senso della visita. Conviene informarsi in anticipo sull'accessibilità del sito, che resta soprattutto un luogo di ricerca.