Nel 1566 i padri Agostiniani, ottenuta dal vescovo di Agrigento Aloisio Suppa la chiesa di Santa Maria del Soccorso ma scoraggiati dalla sua posizione quasi in cima alla collina, ripiegarono su una più antica chiesetta a ponente della città murata, intitolata a Santa Margherita di Antiochia e sorta presso il regio Caricatore del grano. Vi costruirono il loro convento e ne ribaltarono l'orientamento, spostando l'ingresso da ponente a levante. È l'origine della chiesa di Sant'Agostino di Licata, oggi nota anche come Santuario della Madonna Addolorata: il 13 aprile 1973 fu elevata a santuario con il titolo di «Maria SS. Addolorata».
Cosa vedere
Il prospetto, sobrio e classicheggiante, è quanto resta di più antico: si chiude con un timpano circolare spezzato, forato al centro da tre aperture che fanno da vano campanario. Gli unici elementi settecenteschi superstiti sono le due paraste in conci regolari di pietra e la soprastante finestra quadribolata; il resto della facciata risale alla prima metà dell'Ottocento. L'interno, a navata unica, ripete la stessa misura. L'altare maggiore è di fattura recente; ai due altari laterali si trovano, a destra, un dipinto a olio su tela del XVIII secolo con la Madonna della cintura, il Bambino e i santi Agostino e Monica, e a sinistra un Crocifisso antico di pregiata fattura. Dalla vicina chiesetta di San Girolamo provengono due tele novecentesche con Agostino d'Ippona e papa Gregorio I. Sotto l'arco che custodisce la statua dell'Addolorata corrono sette dipinti circolari con i sette dolori della Vergine, opera del pittore licatese Giuseppe Spina.
La visita
Il cuore devozionale è la statua lignea della Madonna Addolorata, attribuita a un certo Giuseppe Piccone e scolpita nella seconda metà del Settecento. La tradizione la lega a un veliero naufragato durante una tempesta al largo del porto: i marinai licatesi, accorsi in soccorso, vi trovarono la statua e ottennero dal comandante di poterla tenere, collocandola sull'altare di una chiesa vicina. La figura porta un'aureola d'argento, un pugnale al petto e un medaglione con le reliquie della crocifissione. Non stupisce che Sant'Agostino sia da sempre la chiesa dei lavoratori del porto.
Il consiglio della redazione
Prima di entrare, fermatevi sulla facciata a cercare le due paraste in pietra e la finestra quadribolata: sono gli unici brani del Settecento sopravvissuti ai molti restauri. E se il tema agostiniano vi interessa, sappiate che la statua marmorea della Madonna col Bambino portata qui dai frati non è più in chiesa: si trova oggi al Museo archeologico della Badia, a Licata.