Nel 400 a.C. Dionigi di Siracusa fondò Adranon sulle pendici sud-occidentali dell'Etna, accanto a un santuario dedicato ad Adranos, il dio del fuoco venerato in tutta la Sicilia e legato all'attività del vulcano. La posizione controllava la valle del Simeto, allora navigabile, e la sicula Centuripe; nel 344 a.C. la piana fu teatro della vittoria del corinzio Timoleonte sul tiranno Iceta di Leontini, dopo la quale gli adraniti si allearono con lui. Proprio qui Timoleonte scampò a un attentato mentre officiava un sacrificio nel tempio del dio.
Cosa vedere
Il monumento meglio conservato è la cinta muraria greca, in blocchi di pietra lavica spessi tre metri e mezzo: ne resta allo scoperto una lunga sezione a est e una torre quadrangolare addossata alla chiesa di San Francesco, e il suo tracciato permette di leggere sul terreno i sessanta ettari dell'antica città. Gli scavi hanno riportato alla luce case raffinate della fine del IV secolo a.C. con resti di pavimenti a mosaico, e una strada dello stesso periodo scoperta per quasi cento metri, con canalette in pietra lavica ai lati per il deflusso dell'acqua piovana. Il tempio di Adranos non è mai stato individuato, ma sedici colonne di basalto sono inglobate nella struttura interna della Chiesa Madre, accanto al castello normanno di piazza Umberto I: si è ipotizzato che il santuario sorgesse proprio lì. Al Museo archeologico regionale di Adrano è raccolto il materiale del territorio, compresi i reperti della vicina Mendolito — un ripostiglio di bronzi dell'VIII-VII secolo a.C. di circa 800 kg e una porta cittadina del VI secolo con un'iscrizione in lingua sicula non ancora decifrata.
La visita
I primi scavi risalgono al 1959 e l'area non è mai stata indagata in modo sistematico, anche per il forte inurbamento che ha sepolto il lato nord sotto la città moderna; l'area delle mura è però stata attrezzata e aperta al pubblico. Ad Adranon si battevano monete: una serie di bronzi del IV secolo a.C., coniati al tempo di Timoleonte con l'effigie del dio-fiume Adranos. Un pezzo celebre del territorio non è invece rimasto in sede: la figura in bronzo di atleta nudo, arte siceliota del V secolo a.C. trovata in contrada Polichello, si trova oggi al Museo di Siracusa.
Il consiglio della redazione
Conviene tenere insieme tre punti vicini: la sezione di mura a est, la Chiesa Madre con le colonne di basalto del presunto tempio e il castello normanno di piazza Umberto I, poi chiudere al Museo archeologico regionale per dare un volto ai bronzi di Mendolito. Così le pietre sparse sul terreno tornano a raccontare una città.