Adrano vuol dire nero. Il nome è sicano, e la radice è la stessa del latino āter e dell'umbro ādro: nero, come la lava su cui la città sta. Dai normanni fino al 1929 si chiamò Adernò, e gli abitanti erano adernesi; oggi sono adraniti. La città greca la fondò nel 400 avanti Cristo Dionigi il Vecchio di Siracusa, accanto al tempio di Adranos, dio siculo della guerra, per tenere d'occhio la valle del Simeto e Centuripe sull'altra sponda. Nel 344 Timoleonte di Corinto, in marcia verso Siracusa, batté qui il tiranno di Leontinoi, e la città lo accolse in festa e se lo prese come signore.
Della polis restano tratti imponenti di mura, dalla via Catania fino al baratro che gli adraniti chiamano la Rocca; ma il resto dell'area è coltivato a intensivo, insidiato dall'edilizia e dai tombaroli. Il castello normanno, un torrione quadrato voluto dal conte Ruggero, ospita il museo con l'Efebo di Adrano e tremila anni di Simeto. Sul fiume, il ponte dei Saraceni scavalca gole di basalto. Ma il momento è la Settimana Santa: il Giovedì santo il Cristo alla Colonna viene portato a spalla con un passo che va avanti tre e indietro uno; il Venerdì la bara del Cristo morto, che qui chiamano U Lizzanti, passa fra la gente che intona un canto funebre antico; e la domenica, in piazza, va in scena la Diavolata, sacra rappresentazione settecentesca in cinque scene dove alla fine l'arcangelo Michele sconfigge Lucifero. Poi arriva l'Angelicata, e due angeli portano i doni. Il carnevale, per due anni, è stato gemellato con quello di Rio.