Il Duomo Antico sorse a partire dal 1607 sulla spianata della Città Murata, ai piedi del castello che dominava Milazzo, e proprio quella posizione dentro la cittadella fortificata ne condizionò l'architettura. La cupola, ridefinita in corso d'opera e priva di un tamburo visibile all'esterno, fu tenuta bassa per non intercettare le cannonate che partivano dalle fortificazioni superiori. Il progetto è attribuito a Camillo Camilliani, con la direzione dei lavori affidata all'architetto Giuseppe Gasdia; la consacrazione arrivò nel 1616, ancora prima che i lavori fossero conclusi.
Cosa vedere
Il prospetto principale guarda a settentrione e rivela subito l'impianto a croce greca: l'atrio avanzato al centro, due ingressi laterali nei semibracci. Coppie di paraste binate in pietra viva scandiscono la facciata su due ordini, chiusi da un cornicione a ricche modanature. Al primo ordine i capitelli corinzi incorniciano la porta ad arco in marmo dalle cromie alternate; al secondo si apre un finestrone rettangolare tra due oculi ciechi, che un tempo ospitavano uno zodiaco e una meridiana. Al centro spicca il portale di scuola rinascimentale: due colonne ioniche reggono un doppio timpano spezzato e simmetrico, e in un'edicola è racchiusa una «Madonna col Bambino» rinascimentale, con putti e angeli sulle cornici. Dentro, l'ampio vano quadrato è diviso da potenti archi su pilastri corinzi, con quattro cappelle angolari dagli altari marmorei intarsiati. La cupola, decorata a spicchi con un tamburo dipinto a trompe-l'œil, conserva stucchi e affreschi con San Leone II, San Demetrio, San Nicola e San Papino. Nella navata sinistra il monumentale altare di Santo Stefano Protomartire, con angeli in marmo di Carrara e un ovale che raffigura tre corone sovrapposte — l'ordine civico, quello feudale e quello ecclesiastico — resta l'opera più ricca; la cappella di San Nicola custodisce dal 2018 la riproduzione del «San Nicola in trono» attribuito ad Antonio Giuffré.
La visita
La chiesa fu sconsacrata nel 1860, dopo i danni subiti negli scontri fra truppe garibaldine e borboniche del 20 luglio, e conobbe un lungo abbandono fino al restauro compiuto alla fine del Novecento. L'abside, organismo a croce latina, è oggi completamente vuota: l'altare maggiore intarsiato è stato trasferito nella chiesa di San Giacomo Apostolo. Gli ambienti della sagrestia sono adibiti a esposizione museale, mentre sotto il coro e l'altare maggiore si apre l'Oratorio della Congregazione del Santissimo Sacramento, sodalizio aristocratico istituito nel 1580 per iniziativa di Carlo Rigoles, con un coro in legno di noce massiccio intarsiato.
Il consiglio della redazione
Alzate lo sguardo verso il secondo ordine della facciata: gli oculi oggi ciechi tenevano uno zodiaco e una meridiana, e più in alto si intuisce dove sorgeva la cella campanaria, crollata all'inizio del Novecento con il terremoto di Messina. Per vedere l'altare intarsiato originario, invece, bisogna spostarsi alla vicina chiesa di San Giacomo Apostolo, dove è stato ricollocato.