⛪ Chiese e santuari

cattedrale della Santissima Trinità

📍 Campobasso, Molise · 51/100

Quando Andrea de Capoa la fece costruire nel 1504, la chiesa della Santissima Trinità stava fuori dalla cerchia muraria feudale di Campobasso: un edificio di margine, non di centro. Ospitò la confraternita della Trinità, che nel Cinquecento si fece un nome per le sue contese con quella dei Crociati e che fu soppressa nel 1809. Del primo impianto, però, non resta quasi nulla: il terremoto del 1805 rase al suolo la chiesa, e quella che si vede oggi è la ricostruzione firmata dall'architetto Bernardino Musenga, riaperta al culto nel 1829.

Cosa vedere

La facciata è neoclassica senza mezze misure: pronao esastilo e frontone triangolare che chiude la composizione in alto. Dentro, tre navate ampie. In quelle laterali si aprono due grandi cappelle affrescate da Amedeo Trivisonno; sopra l'altare maggiore corre un elegante baldacchino sostenuto da capitelli corinzi. Nella navata sinistra merita una sosta il fonte battesimale del 1745, una vasca quadrata di granito. L'abside è il capitolo più recente: costruita tra il 1927 e il 1933 su progetto dell'architetto Tullio Passarelli e dell'ingegnere Vittorio Tiberio, che nella stessa campagna innalzarono anche la navata centrale, e affrescata da Romeo Musa con una Pentecoste. Dietro l'altare stanno il coro in noce e l'organo a canne di Ponziano Bevilacqua, del 1993, a trasmissione mista, con 41 registri su tre manuali e pedale.

Il consiglio della redazione

Guardate le vetrate policrome prima di uscire. I quattro santi che vi compaiono, Agostino, Ilario, Anastasio e Nicola, non sono lì per caso: la tradizione li lega alla difesa del dogma trinitario, cioè al titolo stesso della chiesa. È il tipo di dettaglio che spiega un edificio meglio di qualsiasi didascalia. Vale la pena ricordare, poi, che questa non è sempre stata una cattedrale: divenne parrocchia e sede del capitolo collegiale nel 1829, nel 1860 fu chiusa e usata come caserma dalle truppe regolari, riaprì ai fedeli nel 1900 e solo nel 1927, con lo spostamento della sede vescovile da Bojano a Campobasso, ricevette il rango che ha oggi.

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