Per costruire questa chiesa barocca vennero usate le pietre di una porta romana. La Porta Marmorea, una delle quattro dell'antica Torino, stava lì accanto e fu demolita quando la città si allargò verso sud: il materiale finì nel cantiere. È un edificio del Seicento fatto con i conci di una costruzione di sedici secoli prima.
Cosa vedere
La chiesa fu voluta nel 1642 da Madama Reale Cristina di Francia per i carmelitani, su progetto attribuito ad Andrea Costaguta, anche lui carmelitano. La facciata arrivò più di un secolo dopo, regalo dell'arcivescovo di Torino, il cui stemma sta lassù in mezzo. Dentro è a navata unica, con sei cappelle laterali che comunicano fra loro attraverso porte di legno intarsiato, confessionali intagliati e un organo dentro una cassa dorata sopra il portale.
Ci hanno lavorato quasi tutti i grandi nomi del Settecento torinese: la cappella di San Giuseppe è di Filippo Juvarra, con un gruppo di marmo bianco del nipote Simone Martinez e due porte intarsiate da Pietro Piffetti con legni pregiati, avorio e madreperla. Nella prima cappella a destra c'è la tomba di Cristina di Francia, portata qui due secoli dopo la sua morte. I bombardamenti del 1943 fecero danni gravi: la facciata rischiò di staccarsi, parte del tetto crollò, e fra le cose colpite ci fu una delle due porte del Piffetti.
La visita
La chiesa è in via Santa Teresa, vicino a piazza San Carlo, nel centro pedonale. È aperta al culto e ha orari propri, con le funzioni che hanno la precedenza. Mezz'ora.
Il consiglio della redazione
Andate alla cappella di San Giuseppe e guardate da vicino le porte intarsiate: legno, avorio e madreperla lavorati come si lavora un gioiello, ma su un battente alto quanto voi, che si apre e si chiude. In una chiesa piena di marmi e di ori, la cosa più preziosa è un oggetto d'uso. Poi ricordatevi che una delle due ha passato i bombardamenti.
