Due chiese sovrapposte sopra l'Ovesca, e una Trinità dipinta come tre Cristi identici.
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Due chiese sovrapposte sopra l'Ovesca, e una Trinità dipinta come tre Cristi identici.
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Il miglior romanico dell'Ossola: chiesa di fine decimo secolo con un campanile di trentaquattro metri.
Leggi la guida completa →Questi ruderi conservano una peste nella loro geometria. L'oratorio, romanico dell'undicesimo secolo, aveva un'aula rettangolare e un'abside semicircolare; dopo la pestilenza del 1630 fu ristrutturato, e in quell'occasione l'abside rotonda venne squadrata. La forma più semplice e più economica prese il posto di quella curva, ed è così che si vede ancora.
Poco, e in cattivo stato: siamo davanti a un rudere. Il campaniletto sta staccato dalla chiesa, secondo un'usanza antica, ed è di poco posteriore alla costruzione primitiva; anche lui è molto deteriorato. Nonostante tutto, è uno degli edifici più vecchi di questa parte dell'Ossola.
Sta a sud dell'abitato di Villadossola, che a partire dalla fine del Settecento è diventata una città della siderurgia: un fabbro di Intra ci impiantò forni e magli per lavorare il ferro estratto in valle Antrona, e da lì vennero l'altoforno, i laminatoi e le fabbriche. Questo oratorio in rovina è la cosa più antica di un paese che ha fatto tutt'altro mestiere.
I resti sono in aperta campagna a sud del centro di Villadossola, in provincia del Verbano-Cusio-Ossola; non c'è biglietto né orario, e ci si arriva a piedi. Un quarto d'ora.
Guardate il campanile e la chiesa come due cose separate, perché lo sono. Nei secoli alti il campanile si costruiva staccato dall'edificio: era una torre, non un accessorio. Qui la separazione si legge benissimo proprio perché tutti e due sono rovinati, e non c'è nessun restauro a suggerire un legame che non c'era.
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