A pochi passi dalla casa che tutti chiamano di Giulietta, in mezzo alle vetrine di via Cappello, c'è mezza porta romana attaccata a un palazzo. È Porta Leoni, la gemella di Porta Borsari, e il fatto che ne resti solo una metà è quello che la rende più interessante dell'altra: nella stessa parete si vedono, uno sopra l'altro, i due momenti della sua costruzione.
Cosa vedere
Sotto c'è la porta più antica, di età repubblicana, fatta di mattoni e tufo: muratura semplice, funzionale, da fortificazione. Sopra e davanti c'è la facciata monumentale di età imperiale, in pietra bianca, con le colonne, le finestre incorniciate e la decorazione. In pochi metri quadrati si legge il passaggio da una città di frontiera a una città che vuole mostrarsi, ed è raro trovarlo così evidente.
Davanti alla porta, nel marciapiede, c'è un'apertura protetta da una ringhiera: sotto si vedono le fondazioni della torre e il livello stradale romano, con il basolato e il canale di scolo, quattro metri sotto quello attuale. Da lì passavano i carri che entravano in città, e oggi ci passano sopra i motorini.
La visita
La porta è in via Cappello, due minuti da piazza Erbe e a pochi metri dalla casa di Giulietta; si vede sempre, gratis, ed è incorporata negli edifici della strada. Un quarto d'ora. Porta Borsari, l'altra porta romana, è a dieci minuti a piedi: conviene vederle nella stessa passeggiata.
Il consiglio della redazione
Affacciatevi allo scavo nel marciapiede e cercate i solchi lasciati dalle ruote sul basolato: sono ancora visibili in alcuni punti. Poi guardate in alto la parete e provate a individuare la linea in cui il mattone finisce e comincia la pietra bianca: è il punto esatto in cui Verona ha smesso di essere un accampamento ed è diventata una città.
