Per quattro secoli l'università più antica d'Europa non ha avuto una sede: i maestri affittavano stanze, gli studenti li seguivano di casa in casa, e le scuole erano sparse per tutta Bologna. Nel 1563 il potere pontificio decise di metterle insieme in un edificio solo, e l'architetto Antonio Morandi, detto il Terribilia, lo costruì appoggiandolo al fianco di San Petronio, impedendo per sempre alla basilica di allargarsi. Gli studenti presero possesso del palazzo a modo loro: coprendone i muri di stemmi.
Cosa vedere
Sono circa seimila, dipinti e scolpiti su ogni parete, volta e pilastro del cortile e degli scaloni: gli stemmi dei rettori e degli studenti delle nazioni che studiavano qui, con i nomi, gli anni e i motti. Non esiste al mondo un altro insieme araldico così, e si guarda gratis, camminando con il naso all'insù finché non gira la testa. Ogni stemma è un ragazzo arrivato a Bologna da Praga, da Lisbona o dalla Polonia per prendere una laurea.
Al primo piano c'è il teatro anatomico, del 1637, tutto in legno di abete: una sala a gradinate attorno al tavolo di marmo dove si sezionavano i corpi, con le statue dei medici alle pareti e, sopra la cattedra, i due «spellati», due uomini senza pelle che reggono il baldacchino con i muscoli in vista. La sala fu distrutta da una bomba nel 1944 e ricostruita raccogliendo i pezzi tra le macerie. Accanto c'è l'aula dello Stabat Mater, dove insegnò Carducci e dove Rossini diresse la prima italiana della sua opera sacra.
La visita
L'Archiginnasio è in piazza Galvani, dietro San Petronio, un minuto da piazza Maggiore; il cortile e gli scaloni con gli stemmi sono ad ingresso libero negli orari della biblioteca, mentre il teatro anatomico e l'aula dello Stabat Mater hanno un biglietto. Tre quarti d'ora. Il palazzo ospita ancora la biblioteca comunale, quindi si sta in silenzio.
Il consiglio della redazione
Nel teatro anatomico guardate il colore del legno: alcune parti sono più chiare delle altre. Sono quelle rifatte dopo il bombardamento, mentre le più scure sono i pezzi originali recuperati sotto le macerie e rimessi al loro posto uno per uno. È la storia della sala scritta sulla superficie, e non c'è nessun cartello che ve la spieghi.
