A Ferrara la chiamano il pantheon della città, perché qui sono sepolti molti dei suoi uomini di cultura. La chiesa esiste dal decimo secolo ed era la parrocchia della corte estense; il terremoto del 1570 la rase al suolo e fu ricostruita da capo a partire dal 1575, secondo le regole severe che la Chiesa si era data dopo il concilio.
Cosa vedere
La facciata è tardorinascimentale, con le lesene appaiate su un basamento di pietra e i tre portali, ma è fatta di cotto invece che di marmo: è il materiale di Ferrara, e a guardarla da vicino si vede che ogni cornice è stampata nell'argilla. Dentro ci sono le tele dei pittori ferraresi del tardo Cinquecento, che in questa chiesa lavorarono quasi tutti.
Del vecchio edificio è rimasto solo il muro destro, quello verso il chiostro, dove sopravvivono frammenti di affreschi. Il campanile era una torre gentilizia di epoca comunale, adattata a campanile con le bifore aperte più tardi; accanto stanno l'ex convento dei carmelitani e i due chiostri rinascimentali, uno con una Madonna trecentesca, l'altro con un pozzo al centro.
La visita
La chiesa è all'angolo fra corso Porta Reno e la piazzetta dedicata al suo architetto, cinque minuti dal duomo; danneggiata dal terremoto del 2012 e restaurata a lungo, è di nuovo aperta al culto e ai visitatori dal 2024, con orari da verificare. Mezz'ora.
Il consiglio della redazione
Cercate il muro di destra, quello che dà sul chiostro: è l'unico pezzo della chiesa antica che il terremoto abbia risparmiato, e gli affreschi che vi si intravedono sono più vecchi di tutto il resto di quattro secoli. È il modo più diretto per capire che qui il passato è a strati, non in fila.
