In via Mazzini c'è un edificio che non sembra niente di speciale dalla strada: un portone, una lapide, le finestre normali. Dentro ci sono tre sinagoghe di riti diversi, italiano, tedesco e fanese, perché a Ferrara le comunità ebraiche arrivate da luoghi diversi pregavano ciascuna a modo proprio, nello stesso palazzo. La casa fu donata alla comunità nel 1481 da un banchiere.
Cosa vedere
Le sale di preghiera sono al piano superiore, come si usava quando la sinagoga doveva restare invisibile dall'esterno: arredi di legno, l'armadio per i rotoli, i banchi, la matroneo. Sono spazi domestici più che monumentali, e questa è la loro particolarità.
Il museo racconta la storia della comunità: gli arrivi dalla Spagna e dalla Germania, il periodo estense in cui gli ebrei erano protetti dai duchi, il ghetto istituito quando la città passò allo Stato pontificio, l'emancipazione ottocentesca, le leggi razziali del millenovecentotrentotto e la deportazione. Il quartiere attorno è quello dei romanzi di Giorgio Bassani, che qui è cresciuto.
La visita
Il complesso è in via Mazzini, due minuti dal duomo; le aperture sono state a lungo condizionate dai danni del terremoto e dai lavori, quindi conviene verificare prima quali sale sono visitabili e con quali orari. Un'ora.
Il consiglio della redazione
Uscendo, camminate lungo via Mazzini e le vie laterali guardando i portoni: questo era il ghetto, chiuso da cancelli agli angoli, e le case sono ancora quelle. Poi andate al cimitero ebraico, oltre le mura, dove è sepolto Bassani: è un prato grande con gli alberi, e in quel silenzio si capisce meglio quello che si è appena letto nel museo.
