Il primo giardino dei semplici di Parma nacque nel 1630 per volontà del duca Ranuccio Farnese, legato alla facoltà di medicina e destinato alle piante curative. Cambiò sede più volte; l'orto attuale fu rifondato nel 1770 dall'abate Giambattista Guatteri, che lo spostò qui, dove prima c'erano una tintoria e i suoi terreni.
Cosa vedere
Le serre furono ricavate dai vecchi capannoni della tintoria e trasformate in serre neoclassiche dall'architetto di corte Ennemond Petitot, lo stesso che lavorava per i duchi nel palazzo del parco: un edificio utilitario trattato come architettura. Nello spazio centrale fu tracciato il giardino all'italiana, e furono piantati alberi che in parte sono ancora vivi.
Nel corso dell'Ottocento la direzione passò a naturalisti di rilievo, che arricchirono l'erbario e le collezioni; uno di loro scrisse una flora dei dintorni di Parma considerata uno dei primi esempi di guida tascabile. Nel Novecento arrivarono la serra alpina e quella tropicale, che hanno allargato di molto il numero delle specie.
La visita
L'orto è in strada Farini, dieci minuti a piedi dal duomo; ingresso a costo basso o libero, con orari limitati e stagionali e chiusure che conviene verificare, perché dipendono anche dalla disponibilità del personale. Un'ora.
Il consiglio della redazione
Nel 2008 l'orto rischiò di chiudere per mancanza di fondi, e fu salvato da un gruppo di volontari che da allora ne cura la gestione insieme all'università. Quando lo attraversate, tenete presente che le aiuole in ordine e le serre aperte non sono scontate: dietro c'è gente che ci va la domenica mattina a innaffiare.
