Nel 2013 una bombola dell'impianto antincendio esplose dentro il museo e danneggiò due piani. Doveva essere una chiusura breve; è durata dieci anni, fra ritardi e soldi che non arrivavano, e i torinesi si erano abituati a passare davanti a un portone chiuso. Ha riaperto nel 2024, e vale la pena andarci proprio adesso, quando le sale sono di nuovo accessibili.
Cosa vedere
Le collezioni sono quelle dell'università di Torino, cominciate fra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento, più tutto quello che il museo ha raccolto da quando la Regione lo ha istituito nel 1978. Le sezioni sono cinque e coprono zoologia, entomologia, botanica, mineralogia e geologia con la paleontologia.
La parte che conta di più per gli studiosi è quella degli insetti: qui sono conservati circa quindicimila esemplari tipici, cioè gli individui precisi su cui una specie è stata descritta per la prima volta. Sono i campioni di riferimento del mondo intero per quelle specie, e stanno in cassetti a Torino. Ci sono anche raccolte importanti di rettili e anfibi dell'America Latina e del Madagascar.
La visita
Il museo è in via Giolitti, dieci minuti a piedi da piazza Castello, dentro l'ex ospedale San Giovanni Battista, un edificio di fine Seicento; ingresso a pagamento, con chiusura settimanale e orari da verificare vista la riapertura recente. Un'ora e mezza.
Il consiglio della redazione
Guardate l'edificio prima di entrare: era un ospedale barocco, con i cortili e le corsie lunghe, e le sale del museo sono quelle. È una cosa che a Torino si nota poco perché il centro è pieno di palazzi così, ma cambiare destinazione a un ospedale del Seicento senza smontarlo è un'operazione più difficile che costruire un museo nuovo.
