Si chiamava villa della Marina e aveva una passeggiata a mare. Il mare le è stato tolto in quattro riprese, da quattro opere pubbliche diverse, nell'arco di un secolo: oggi il giardino sta incassato fra il viadotto della ferrovia e le recinzioni del porto, e dell'acqua non si vede niente.
Cosa vedere
È uno dei due giardini più antichi di Catania e uno dei suoi quattro parchi principali, e sta sotto gli archi della Marina, vicino al porto e alla porta Uzeda. Nacque nei primi tempi dell'Unità d'Italia, quando fu riordinata l'area adiacente alle mura, alla foce dell'Amenano, dove le lavandaie catanesi lavavano i panni: si fece una villetta con passeggiata a mare e si sistemò il lavatoio. Nel 1866 cominciarono i lavori della ferrovia per Siracusa e con essi i contestati archi della Marina, il lungo viadotto che si prese parecchio spazio e cancellò la passeggiata. All'inizio degli anni trenta, per potenziare il porto, fu interrato il vecchio porto saraceno e canalizzata la foce del fiume: la villetta perse l'aria. Nel dopoguerra il mercato ortofrutticolo tagliò un'ampia sezione di alberi per ricavare la piazza Alcalà, oggi intitolata a Paolo Borsellino, e negli anni sessanta il raddoppio del binario raddoppiò anche le arcate del viadotto.
Quello che resta è un giardino piccolo e circolare, con una fontanella al centro, un'area giochi per bambini e qualche statua. All'ingresso c'è il busto in marmo bianco di Giovanni Pacini, compositore d'opera nato a Catania nel 1796, opera dello scultore Giovanni Duprè: fu nel 1879 che la villetta prese finalmente il nome del musicista, morto poco più di dieci anni prima. Ci sono anche due statue di re Borbone di Napoli, entrambe senza testa. I catanesi più anziani lo chiamano ancora Villa 'ê varagghi, la villa degli sbadigli, perché ci veniva gente avanti con l'età a stare seduta e a sbadigliare.
La visita
È un giardino pubblico e resta accessibile durante il giorno. Non aspettatevi silenzio: sopra passano i treni e accanto lavora il porto, quindi il rumore fa parte del posto. Venti minuti, ed è a due passi dalla pescheria e da piazza Duomo, quindi si incastra in qualsiasi giro del centro basso.
Il consiglio della redazione
Uscite dal giardino e portatevi davanti alla pescheria: da quel lato restano alcune tracce visibili del vecchio lavatoio, il posto dove le lavandaie sciacquavano i panni nell'acqua dell'Amenano prima che il fiume finisse sottoterra. Una delle strade che girano attorno al giardino porta ancora il loro nome. È il modo più rapido per capire che questo non è un parco disegnato su un foglio bianco, ma un pezzo di riva addomesticato, e che ogni volta che la città ha avuto bisogno di spazio se n'è preso un po'.
