In questa chiesa è sepolto il conte Ugolino della Gherardesca, quello che Dante mette nel ghiaccio dell'inferno a rodere il cranio dell'arcivescovo che lo aveva fatto morire di fame nella torre insieme ai figli. La tomba di famiglia è qui, in una città che di quella storia ha fatto un pezzo della propria identità.
Cosa vedere
La chiesa è la seconda di Pisa per dimensioni, dopo la cattedrale: è citata dal 1233 e fu ingrandita quando l'ordine francescano diventò una potenza in città. La navata è unica, larghissima, con il tetto a capriate a vista, secondo il modello delle chiese fatte per predicare a molta gente insieme.
Il campanile è la cosa più curiosa dal punto di vista tecnico: non poggia a terra su tutti i lati, ma per due lati è sostenuto all'interno da mensole aggettanti, una soluzione ardita che gli architetti pisani si permettevano. Dentro ci sono affreschi trecenteschi, cappelle e i chiostri del convento, che oggi ospitano funzioni diverse.
La visita
La chiesa è in piazza San Francesco, dieci minuti a piedi dalla torre attraverso il centro; ingresso libero, con orari legati alle funzioni e chiusura a mezzogiorno. Mezz'ora.
Il consiglio della redazione
Cercate la lapide della famiglia Gherardesca e poi, uscendo, andate a vedere la piazza dove sorgeva la torre della fame, che è a dieci minuti da qui, in piazza dei Cavalieri: l'edificio non c'è più, ma il punto è segnato. Fare i due luoghi in fila trasforma un canto letto a scuola in una passeggiata di quartiere.
