Un castello scaligero restaurato da Carlo Scarpa è, per chi ama l'architettura, un pellegrinaggio: a Castelvecchio, fra il 1958 e il 1974, l'architetto veneziano inventò il modo moderno di mettere l'antico nel vecchio, con passerelle di ferro, pavimenti di pietra di Prun che non toccano i muri, finestre tagliate dove servivano e ogni statua su un piedistallo disegnato per lei. Il castello lo aveva costruito Cangrande II nel 1354 come rifugio contro i veronesi più che contro i nemici, con il ponte sull'Adige per scappare; Napoleone ne fece una caserma, il Comune nel 1924 un museo in stile medievale, le bombe del 1945 lo spaccarono. Scarpa ha lasciato a vista tutte le epoche, comprese le sue.
Cosa vedere
La scultura veronese del Trecento nelle sale a terra della Galleria, con il Maestro di Sant'Anastasia e il suo Crocifisso di tufo, le sante Cecilia e Caterina, i santi con le facce da contadini sui sottili supporti di pietra; poi la pittura: la Madonna del Roseto di Stefano da Verona, la Madonna della Quaglia di Pisanello, i Bellini, la Sacra Famiglia di Mantegna, Girolamo dai Libri, Veronese, Tintoretto e un piccolo Rubens, oltre alle armi, alle oreficerie longobarde e alle campane della città. Alcuni di questi quadri, diciassette, furono rubati a mano armata nel 2015 e ritrovati l'anno dopo al confine ucraino: sono tornati tutti.
Il pezzo che tutti fotografano è la statua equestre di Cangrande I, tolta dalla sua arca fuori Santa Maria Antica e piazzata da Scarpa su una mensola di cemento in alto, nel vuoto fra la Reggia e la Galleria, con quel sorriso da cane grande che si vede da sotto, dalle passerelle e dal cortile. La pietra della Prun, il ferro, il cemento e i mattoni scaligeri intorno sono il museo quanto le opere.
La visita
Castelvecchio è sul corso Cavour, a cinque minuti da piazza Bra e dall'Arena; museo civico con biglietto proprio e la Verona Card. Il percorso è lungo, una trentina di sale su più livelli con scale e passerelle: due ore, con il ponte scaligero da attraversare alla fine, ricostruito dopo che i tedeschi lo fecero saltare.
Il consiglio della redazione
Guardate Cangrande da tutti i punti da cui Scarpa vi obbliga a guardarlo: da sotto, dalla passerella, dalla finestra della Reggia, di lato. Cambia espressione ogni volta, ed è il modo in cui l'architetto vi insegna a visitare il resto. E prima di uscire, cercate i dettagli: le maniglie, i giunti, i gradini sfalsati dell'ingresso. In nessun altro museo italiano vale così tanto la pena guardare per terra.
