I compatroni di Montemurro sono san Giorgio e san Maurizio, festeggiati il 23 aprile; san Rocco è venerato come glorioso protettore, con festeggiamenti dal 16 al 18 agosto nella chiesa a lui dedicata, ricostruita sulle fondamenta di quella seicentesca dopo il terremoto del 1857.
Il nome del paese deriva dal Castrum Montis Murri, un castello distrutto da un terremoto nel 1343, che sorgeva nel luogo dell'attuale piazza Giacinto Albini. Il territorio appartenne al feudo di Montescaglioso, alla sede episcopale di Tricarico, e fu dominio dei Sanseverino e dei Carafa. Il santuario di Maria Santissima di Servigliano, ricostruito nel 1911 sull'altopiano di Santo Jaso, sostituì la chiesa originaria in contrada Servigliano, già citata in un diploma del 1068 con cui Roberto di Montescaglioso, nipote di Roberto il Guiscardo, la concesse alla chiesa episcopale di Tricarico: quell'edificio fu distrutto dalla frana del 1907.
Il montemurese Giacinto Albini fu l'artefice della cosiddetta insurrezione lucana, la rivolta antiborbonica che permise di consegnare a Garibaldi una Basilicata già liberata. Dopo l'unità d'Italia, anche Montemurro fu segnata dal fenomeno del brigantaggio: l'ex pastore montemurrese Antonio Cotugno, detto «Culopizzuto», guidò una banda di briganti in protesta antisabauda.