Pane di Matera
Semola di grano duro, crosta spessa, forma a cornetto o a pane alto: il pane di Matera ha l'Indicazione Geografica Protetta dal 2008.
Leggi la scheda →Semola di grano duro, crosta spessa, forma a cornetto o a pane alto: il pane di Matera ha l'Indicazione Geografica Protetta dal 2008.
Leggi la scheda →Pasta stesa a mano, pomodoro, mozzarella e basilico cotti in meno di un minuto nel forno a legna: la pizza napoletana è arte riconosciuta dall'Unesco.
Leggi la scheda →Pomodoro, mozzarella e basilico a fette, i tre colori della bandiera: la caprese prende il nome da Capri, ma nessun documento ne fissa la data di nascita.
Leggi la scheda →Sfoglia d'uovo tagliata a nastri, ragù di carne e soffritto: la vera bolognese ha una ricetta depositata in Camera di Commercio dal 1982.
Leggi la scheda →Farina, strutto, olio e lievito madre, un nodo morbido al centro e quattro corna: la coppia ferrarese ha un'Indicazione Geografica Protetta dal 2001.
Leggi la scheda →Solo carne di maiale italiano e sale marino, stagionato almeno dodici mesi: il prosciutto di Parma è Denominazione di Origine Protetta dal 1996.
Leggi la scheda →Guanciale, tuorlo d'uovo, pecorino romano e pepe nero: il piatto simbolo di Roma nasce da una ricetta contesa tra osterie e razioni militari.
Leggi la scheda →Basilico, aglio, pinoli, pecorino e olio pestati nel mortaio di marmo: la salsa che dal 1863 ha una ricetta scritta, nata a Genova.
Leggi la scheda →Riso, zafferano, midollo di bue e burro: il giallo di Milano, legato per leggenda a un vetraio del Duomo nel 1574.
Leggi la scheda →Farina bianca e gialla, mandorle, burro e zucchero, che si rompe con le mani: la sbrisolona è il dolce di Mantova, già alla corte dei Gonzaga.
Leggi la scheda →Latte di pecora e di vacca, stagionato venti-trenta giorni: la casciotta d'Urbino, il formaggio preferito di Michelangelo, è DOP dal 1996.
Leggi la scheda →Involucro di pasta filata, cuore di panna e stracciatella: la burrata nacque ad Andria intorno al 1920, IGP dal 2016.
Leggi la scheda →Pasta di pane alta e soffice, pomodoro, cipolla, acciughe, origano e caciocavallo: lo sfincione è la focaccia di Palermo, tagliata a quadrotti.
Leggi la scheda →Riso allo zafferano, ragù con i piselli e caciocavallo, chiusi in una crosta dorata. A Palermo è femmina e tonda, a Catania è arancino e a punta: la lite è seria.
Leggi la scheda →Riso allo zafferano, ragù con i piselli e caciocavallo, chiusi in una crosta dorata a forma di cono: a Catania è maschio e a punta, e con Palermo la lite sul nome è seria.
Leggi la scheda →Melanzane fritte, sugo di pomodoro, basilico e una nevicata di ricotta salata: il piatto simbolo di Catania porta il nome dell’opera di Bellini, catanese anche lui.
Leggi la scheda →Una mezzaluna di frolla color oro, spolverata di zucchero a velo, che nasconde cacao, mandorle tritate e farina di ceci: il dolce di Agira, sui monti Erei, riconosciuto prodotto tradizionale e denominazione comunale.
Leggi la scheda →Una sfoglia sottile piegata a mezzaluna e fritta, con dentro scarola, tuma, acciughe e pepe nero: lo street food di Messina, da mangiare caldo appena uscito dalla rosticceria.
Leggi la scheda →Non un frutto ma un bocciolo: si coglie prima che il fiore si apra, all’alba, e matura sotto sale marino. Sull’isola vulcanica di Pantelleria è IGP dal 1996.
Leggi la scheda →Verde smeraldo e chiamato «oro verde»: cresce sulle sciare di lava dell’Etna tra i 400 e i 900 metri, si raccoglie a mano ogni due anni ed è DOP e Presidio Slow Food.
Leggi la scheda →Oliva grande, verde, dalla polpa soda e dal sapore burroso: la Nocellara del Belice, in America chiamata «oliva di Castelvetrano», è DOP dal 1998.
Leggi la scheda →Taglio a osso della lombata di razza Chianina, cotto al sangue sulla brace senza alcun condimento: il piatto guida di Firenze.
Leggi la scheda →Mandorle, canditi, farina, miele e spezie pressati in un disco basso: il panforte di Siena ha una ricetta documentata dal 1205.
Leggi la scheda →Otto punte, zucchero a velo come neve su una montagna: il pandoro nasce a Verona nel 1894, brevettato da Domenico Melegatti.
Leggi la scheda →Stoccafisso, latte, olio e acciughe, cotto per ore a fuoco bassissimo: il baccalà alla vicentina arrivò dalla Norvegia con un naufragio nel 1432.
Leggi la scheda →Semola, patata lessa, pomodorini schiacciati a mano e olive: la focaccia barese nacque come pezzo di prova nei forni di Bari Vecchia.
Leggi la scheda →Nocciola intera su un cuore di gianduia e granella, tutto ricoperto di cioccolato fondente: nato a Perugia nel 1922, si chiamava «Cazzotto».
Leggi la scheda →Farina di segale e semola, crosta scura, cotto nei forni a legna dell'Etna: il pane nero di Nicolosi, il pane della fame diventato presidio.
Leggi la scheda →Pagnotta farcita con tonno, capperi, salame e formaggio: il Pasqualino, inventato ad Alberobello nel 1958, ha oggi un festival tutto suo.
Leggi la scheda →Mosto d'uva cotto e aceto di vino invecchiati in botti di legno: l'aceto balsamico di Modena è Indicazione Geografica Protetta dal 2009.
Leggi la scheda →Vino bianco secco, prodotto solo dentro i confini comunali: la Vernaccia di San Gimignano fu il primo vino italiano a ottenere la DOC, nel 1966.
Leggi la scheda →Dolce fino a finire nel gelato, coltivata su una striscia di costa tirrenica: la cipolla rossa di Tropea Calabria è Indicazione Geografica Protetta dal 2008.
Leggi la scheda →Capolino tondo e grosso, tipo Romanesco: il carciofo di Paestum, coltivato nella piana del Sele dagli anni Venti del Novecento, è IGP dal 2004.
Leggi la scheda →Vino bianco scavato nella storia etrusca del tufo, brindato dai Mille di Garibaldi: l'Orvieto è Denominazione di Origine Controllata dal 1971.
Leggi la scheda →