Il nome ha un substrato prelatino: viene probabilmente da un nome di persona o di popolo, Carmo, da cui presero nome anche i galli Carmones — e quella tribù il proprio nome lo doveva a una donnola o a un ermellino, che aveva fatto il suo totem. Sul monte Quarin, che sovrasta il paese, i longobardi alzarono una rocca per resistere agli avari. E dal 628, per più di un secolo, Cormons fu la sede dei patriarchi di Aquileia: lo scisma dei Tre Capitoli aveva prodotto due patriarchi contemporaneamente, e mentre uno si rifugiava a Grado l'altro spostava qui la propria sede, più sicura e non troppo lontana da Aquileia. Lo scisma si chiuse nel 731 riconoscendo legittime tutte e due le sedi, e poco dopo il patriarca si spostò a Cividale.
Nel 1497 il conte di Gorizia, Leonardo, fu costretto da Massimiliano I d'Asburgo a firmare un lascito ereditario a favore dell'imperatore, per evitare la guerra; alla sua morte Cormons passò con tutta la contea agli Asburgo, che la tennero fino alla prima guerra mondiale. La ferrovia Südbahn la collegò a Vienna e alla rete italiana, e dal 1866 la sua stazione divenne la dogana sul confine fra l'impero austroungarico e l'Italia: fu quella crescita che Francesco Giuseppe riconobbe quando, con una bolla del 1910, concesse a Cormons il titolo di città. Intanto, nell'agosto di quello stesso 1866, in una villa del paese un generale italiano e un plenipotenziario austriaco avevano firmato l'armistizio che chiudeva la terza guerra d'indipendenza. Nell'ultima guerra Cormons fu liberata due volte: i partigiani la presero alla fine dell'aprile del 1945, i tedeschi tentarono di rioccuparla il giorno dopo, poi arrivarono truppe serbe al servizio dei tedeschi — e solo ai primi di maggio un reparto corazzato neozelandese le disarmò e liberò il paese per sempre.