La tradizione vuole che la basilica sia stata fondata da papa Callisto I nel punto in cui dal terreno sgorgò dell'olio, e portata a termine da Giulio I. Quello che si vede oggi è però la ricostruzione del dodicesimo secolo: Innocenzo II la fece rifare a partire dal 1138, e in parte con materiale di spoglio preso dalle Terme di Caracalla, cioè con i pezzi di un impianto termale romano. Il papa morì prima che l'opera fosse finita, ma lasciò i soldi perché i lavori andassero avanti.
Cosa vedere
L'abside. Nel catino Cristo incorona la Vergine, e i due siedono sullo stesso trono, che non è un modo consueto di rappresentarli. A sinistra c'è Innocenzo II con in mano il modellino della basilica: chi ha pagato, ritratto insieme a ciò che ha pagato. Sull'arcone di fondo stanno i profeti Geremia e Isaia, i simboli dei quattro evangelisti e i sette candelabri dell'Apocalisse, con in mezzo una croce dorata fra l'alfa e l'omega. Sotto, dodici pecorelle per gli apostoli e l'Agnello.
La visita
Sotto il mosaico più antico corre una fascia di Storie della Vergine che Pietro Cavallini firmò nel 1291, e vale la pena guardare le due parti una dopo l'altra: sopra la maniera bizantina, sotto una sensibilità nuova, attenta alla consistenza dei corpi. Due modi di fare mosaico sulla stessa parete, a un secolo e mezzo di distanza. Fuori, in alto sulla facciata, c'è un altro mosaico, del Duecento: Maria in trono che allatta il Bambino, affiancata da dieci donne che reggono lampade. E in una nicchia in cima al campanile romanico si nasconde una Madonna col Bambino.
Il consiglio della redazione
C'è un'ipotesi, di Ernst Kitzinger, che spiegherebbe il mosaico dell'abside. Nel medioevo, la notte dell'Assunta, a Roma si teneva una grande processione: l'immagine acheropita del Salvatore veniva portata dal Laterano fino a Santa Maria Maggiore, davanti alla Salus populi romani, quasi un abbraccio fra madre e figlio. Le due figure centrali del mosaico tengono in mano cartigli con passi del Cantico dei Cantici, e durante quella processione si cantavano proprio sezioni di quel libro. Se l'ipotesi regge, quel catino non raffigura una scena celeste ma una notte romana, fissata su una parete.
