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🏰 Castelli e palazzi

castello della Dragonara

📍 Camogli, Liguria · 46/100

Nel 1438 i partigiani del Ducato di Milano smantellarono l'intero perimetro del castello; pochi anni dopo furono gli abitanti di Camogli a rialzare le mura a proprie spese, per 450 lire genovesi secondo un documento dell'epoca. È il dato che spiega meglio di ogni altro che cosa sia stato il castello della Dragonara: non la residenza di un signore, ma un'opera collettiva del borgo marinaro, tirata su e buttata giù al ritmo delle guerre liguri. La data di fondazione resta incerta, perché le fonti superstiti sono frammentarie: si colloca con buona probabilità nella prima metà dell'XI secolo.

Cosa vedere

Il maniero occupa la scogliera di via Isola, sopra il porto e a fianco della basilica di Santa Maria Assunta. Nacque come punto di avvistamento e di difesa del borgo e del tratto di mare davanti alla roccia, ma per i camoglini fu anche altro: il luogo dove ci si riuniva per eleggere i propri rappresentanti nell'amministrazione e nella giustizia, e dove ci si rifugiava quando dal mare comparivano i pirati.

Il resto è una cronaca di assedi. Un documento della seconda metà del XIV secolo registra i rinforzi e le armi inviate dal Senato della Repubblica di Genova; nello stesso secolo arrivarono gli attacchi di Gian Galeazzo Visconti e, nel 1366, quello di Nicolò Fieschi. Fra il 1428 e il 1430 gli abitanti ampliarono la struttura, in particolare l'attigua torre di avvistamento. Nel 1448, con i rapporti fra Camogli, Recco e Genova ormai avvelenati, la Repubblica ne pretese la distruzione immediata e la ottenne: sei anni dopo il castello era di nuovo in piedi, ricostruito dai camoglini e consegnato al doge. Nel 1461 una nuova demolizione fu decisa e poi annullata per ragioni politiche. Dal XVI secolo, perduta la funzione difensiva, l'edificio servì da prigione.

La visita

Ci si arriva a piedi dal porto, in pochi minuti di salita fino alla punta dell'Isola. Vale la pena sapere che cosa si è visto qui negli anni Settanta del Novecento: dopo decenni di abbandono il castello fu recuperato per ospitare l'acquario tirrenico dell'Azienda Autonoma di Soggiorno, con vasche di acqua marina popolate dalla fauna del mare camogliese. Il custode procurava di persona pesci, crostacei e molluschi; l'attrazione principale era una grossa cernia, insieme a murene, aragoste e paguri. Alla chiusura gli animali finirono all'acquario di Genova, di cui la Dragonara era stata in piccolo un'anticipazione.

Il consiglio della redazione

Noi saliamo quando il mare è mosso e il libeccio batte sulla scogliera: da lassù si capisce in un attimo perché il borgo abbia speso e rispeso per tenere in piedi queste mura. Poi scendiamo di pochi passi alla basilica accanto e chiudiamo il giro sul molo, guardando il castello dal basso: è il punto di vista che avevano i pirati.

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