Il nome di questo santuario è un errore di traduzione durato secoli. Lo costruirono, dice la tradizione, i pescatori di corallo catalani emigrati a Laigueglia, e la Madonna che ci portarono era per loro la Signora della roccia, dal nome dello sperone su cui sta. Quando in paese non si parlò più catalano, quella roccia diventò in italiano una penna, e da allora si chiama così.
Cosa vedere
È un edificio piccolo, a sala unica rettangolare, aggrappato alla sommità del promontorio di Capo Mele, poco sopra l'Aurelia. La leggenda lo fa risalire alla metà del Seicento, quando la comunità catalana era ormai stabile in paese. Accanto fu poi aggiunto un ricovero per i viandanti e i pellegrini che passavano di qui.
Dentro si conservano ex voto legati al mare: tavolette e oggetti donati per grazia ricevuta da chi era tornato da una tempesta o da un naufragio. Sono la contabilità delle paure di un paese di marinai, e in un santuario sul capo sono esattamente al loro posto.
La visita
Il santuario è sul promontorio di Capo Mele, fra Laigueglia e Andora; ci si arriva per strada e sentiero, e apre soprattutto per la festa e in occasioni particolari. Mezz'ora.
Il consiglio della redazione
Girate sul lato che guarda il mare e cercate l'affresco che chiamano la Madonna dai Grandi Occhi. È dipinto fuori, sul muro esterno, rivolto all'acqua: non era per chi entrava in chiesa, era per chi passava in barca. Un'immagine sacra messa dove la può vedere solo chi è al largo dice tutto di chi l'ha voluta.
