Lo stemma, concesso nel 2005, racconta il paese meglio di qualunque cronaca: due torri, una per Beregazzo e una per Figliaro, unite da un ponte; poi una pentola nera in cui cuoce la pult, la polenta molle di mais e frumento che è valsa ai beregazzesi il soprannome di pultat, e un gallo, perché quelli di Figliaro sono i galitt. Due nomi propri e due nomignoli, messi su uno scudo. I due nuclei erano separati: Figliaro compare nel 1289 in un elenco delle chiese della pieve di Appiano, e negli statuti delle acque e delle strade del contado di Milano del 1346 ci sono tutti e due, «el locho da Baragazio» e «el locho da Fitilario», tenuti a mantenere la strada.
Beregazzo e Figliaro risultano uniti sotto il nome attuale dal 1753, ma il nome ha continuato a cambiare. Dopo l'Unità il comune si chiamò semplicemente Beregazzo, e solo nel 1912 tornò a portare anche Figliaro; poi, nel 1928, fu accorpato con Castelnuovo Bozzente, e dal 1931 il tutto si chiamò Mirabello Comasco, dal nome di un'altura con una torre. L'unione durò fino al 1948. Anche i confini avevano avuto la loro storia: nel 1807 Napoleone aggregò il comune a Binago, e la decisione fu cancellata alla sua caduta, con la provincia di Como del Regno Lombardo-Veneto.
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Nei dintorni di Beregazzo con Figliaro
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Fuori da Beregazzo con Figliaro, ma a portata di gita.