Il nome del paese viene da una chiesa e vuol dire, alla lettera, «delle buone merci»: Sancta Maria de Bonemercis in un documento del 1271, Sancta Maria de Bonis Mercibus in uno del 1385. Per secoli quella chiesa ha dato il nome a tutta questa fascia di campagna fuori Cremona, dove i terreni appartenevano alla mensa vescovile. Sulla fondazione della parrocchiale di Santa Maria Nascente, che sorge vicino all'incrocio della vecchia via del Po — un percorso in parte fluviale che collegava Torino con Venezia — le fonti non vanno d'accordo: lo storico cremonese Cavitelli l'attribuisce al vescovo Sicardo, che l'avrebbe pagata con denaro suo, dei fratelli e del cavaliere Brocardo, e la data al 1195; le visite pastorali del vescovo Novasconi la spostano al 1213; i documenti d'archivio la attestano con certezza dal 1267.
Il resto del territorio è fatto di cascine, e sono più vecchie del paese: Farisengo è nominata in un documento del 965, Carettolo e Conziolo in uno del 983, e poi vengono Cambiaga, Sant'Omobono, Gambara, Casazza. Nell'Ottocento soltanto un terzo degli abitanti viveva in paese: tutti gli altri stavano nelle cascine, che si sono svuotate negli anni sessanta con la meccanizzazione dell'agricoltura. Fino al 2012 c'era anche la cascina Peverone, detta il Vaticano, che inglobava un palazzo nobiliare del Quattrocento. E c'è una cosa di tutt'altra epoca: un enorme simbolo dell'euro disegnato per terra e visibile dall'alto, che dà il nome al parco intorno.
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